Come ogni mese l’amico Luca della libreria il Tempo Ritrovato Libri di Corso Garibaldi a Milano condivide la classsifica dei dieci libri più venduti il mese precedente. Eccola.
Sotto la classifica potrete trovare una breve sinossi dei vari libri e le copertine. Buona lettura.
1° – La piazza del diamante di Mercè Rodoreda – @lanuovafrontiera
2° – Il grande Bob di Georges Simenon – @adelphi
3° – Il matto di piazza della Libertà di Hasan Blasim – @utopia
4° – E dal cielo caddero tre mele di Narine Abgarjan – @Brioschi
5° – Il messaggero di Kader Abdolah – @iperborea
6° – Due uomini di Georges Duhamel – @agoedizioni
7° – Gente nel tempo di Massimo Bontempelli – @utopia
8° – Canto di me stesso di Walt Whitman – @low
9° – Solaris di Stanislaw Lem – @sellerio
10° – Il trio di Belgrado di Goran Marković- @bottegaerrante
1° – La piazza del diamante di Mercè Rodoreda – @lanuovafrontiera: Quella sera, quando Quimet l’aveva invitata a ballare, in piazza del Diamante c’era la musica e tutto il quartiere danzava. Natàlia prima esita, ma poi, visto che lui è affascinante e deciso, gli prende la mano. Inizia così la loro storia d’amore, a cui seguirà il matrimonio e la nascita dei figli. Una mattina, Quimet trova un colombo ferito sul davanzale. Ha un’idea, vuole allevarli per rivenderli e inizia a riempire il solaio di uccelli. I bambini li amano, Natàlia li detesta. Poi arriva la guerra che distrugge la città e spazza via le loro semplici vite. Natàlia rimane a Barcellona e lotta per sfamare la famiglia, Quimet parte per il fronte per combattere i fascisti e, uno a uno, i colombi volano via. Con una toccante intensità, Rodoreda più che raccontare suggerisce con la sua voce delicata i sentimenti, la sensibilità, la complessità dell’animo femminile. La piazza del Diamante è uno dei più bei romanzi su Barcellona e sulla guerra civile spagnola, una pietra miliare della letteratura europea del Novecento.
2° – Il grande Bob di Georges Simenon – @adelphi: «Negli ultimi tempi aveva un modo particolare di guardarsi allo specchio dietro le bottiglie. Quando un uomo come lui comincia a scrutarsi negli specchi, mi creda, non è un buon segno». Una riflessione, questa del padrone del bistrot dove il suo amico Bob, morto da pochi giorni, andava a giocare a carte, che colpisce profondamente il dottor Charles Coindreau. Non appena ha saputo che quella di Bob non è stata una morte accidentale, come sulle prime si credeva, bensì un suicidio, ha deciso di condurre una sorta di indagine, e di interrogare chiunque l’abbia conosciuto, a cominciare dalla moglie e dall’ultima delle numerose amanti. Perché lui, come tutti, ma più di tutti gli altri, si arrovella sul motivo che ha indotto a togliersi la vita uno come Bob: sempre allegro, e allegramente sfaccendato, sempre pronto alla battuta, gran giocatore di belote e gran consumatore di «bianchini» a qualunque ora del giorno – non per caso lo avevano soprannominato il Grande Bob. Nella casa di Montmartre dove abitava insieme alla sua polposa, esuberante, forse un po’ volgare ma radiosa moglie Lulu, la porta era sempre aperta, e vi si potevano incontrare persone di ogni estrazione sociale, e «ognuno era libero di comportarsi o di parlare a suo piacimento, con la certezza di non scandalizzare nessuno». Così come nessuno si scandalizzava del fatto che Lulu accettasse i tradimenti di Bob: le bastava che lui fosse felice. Scavando nel passato dell’amico, immergendosi nei lati oscuri di un uomo che a tutti sembrava l’immagine stessa della gioia di vivere, e persino, a volte, sovrapponendosi a lui, Coindreau finirà per scoprire la verità sulla morte di Bob – ma soprattutto qualcosa su sé stesso.
3° – Il matto di piazza della Libertà di Hasan Blasim – @utopia: In questa raccolta di racconti, Hassan Blasim descrive la precarietà irachena, il lato oscuro della migrazione e le difficoltà di integrazione in un’Europa diffidente e superficiale. Mentre alcuni clandestini, in viaggio verso un futuro migliore, sono vittime dell’ennesima carneficina, un soldato, rimasto chiuso in una stanza per diversi giorni con la donna che ama, si nutre del suo corpo per sopravvivere. Tra un padre che avvelena le figlie e un figlio che porta in valigia lo scheletro della madre, mentre i cadaveri parlano e le anime scrivono romanzi, i neonazisti in Europa scatenano la propria violenza contro gli immigrati. La follia sembra l’unica salvezza, una strategia per sublimare l’inferno in cui certe volte si nasce.
4° – E dal cielo caddero tre mele di Narine Abgarjan – @Brioschi: A Maran la vita è sospesa tra realtà e fiaba, in un tempo che dalla Storia prende forma, per poi trasfigurare, evaporare. Qui, in questo paesino di pietra e antiche credenze sul cucuzzolo di una montagna armena, guerra e calamità naturali travolgono, pare per sempre, la fragile quiete della sua manciata di case. Solo in pochi sopravvivranno e potranno raccontare quasi un secolo di eventi. Tra loro ci sono Anatolija e Vasilij, Jasaman e Ovanes, Tigran e Valinka, e da loro sgorgano storie dal sapore magico, narrate da una penna tersa e di fulgida bellezza: accadimenti provvidenziali e segni inspiegabili, come gli angeli che scendono dal cielo a raccogliere le anime dei morti o la comparsa di un pavone bianco misterioso e salvifico. E nel momento in cui tutto sembra essere accaduto, in cui la vita sembra compiuta, ecco che si schiude il miracolo, la pietra respira. E nasce l’incanto.
5° – Il messaggero di Kader Abdolah – @iperborea: C’era una volta un popolo che viveva in una terra desertica intorno alla Mecca, era diviso, governato da leggi tribali e venerava idoli di pietra, cui sacrificava le sue figlie femmine. Un popolo di seminomadi poveri e ignoranti, schiacciato tra grandi imperi – Bisanzio, la Persia, l’Egitto. Tutte civiltà avanzate, ognuna con un suo profeta, che si chiamasse Mosè, Gesù o Zarathustra, e un suo Libro, e soprattutto ognuna con un unico dio. In quella terra inospitale viveva un mercante scaltro, membro di un clan illustre. Era analfabeta, ma visionario e determinato, e dotato di una curiosità e una fantasia inesauribili. Era un poeta. Il suo nome era Muhammad. Soffriva per l’arretratezza del suo popolo, che sognava di vedere prospero e libero. Voleva migliorare la condizione delle donne, voleva che i libri e le idee circolassero liberamente, che il mondo li trattasse con rispetto. Tutti deridevano il suo messaggio rivoluzionario, ma una notte un dio onnipotente gli apparve e gli parlò. L’alba che ne seguì ha cambiato per sempre il mondo. Kader Abdolah è convinto che non si possa giudicare l’Islam, e quindi capire la storia e l’Occidente, senza conoscere il suo Profeta, il suo Libro e la terra che li ha generati.
6° – Due uomini di Georges Duhamel – @agoedizioni: Dal primo marzo al quindici ottobre Edouard Loisel cammina per le vie di Parigi con il bastone da passeggio. È uno dei gesti che compone la “buona tecnica” con cui, da autentico spirito scientifico, vive e osserva il mondo. Esce al mattino di buon’ora, alle dodici e trenta si concede una pausa assieme ai suoi colleghi nella solita tavola calda, alla sera torna dalla moglie, cena e si corica. Ma un giorno tutto cambia. Seduto a mangiare al Petit-Passe-Temps, nello specchio di fronte a sé incrocia un volto sconosciuto, che esercita su di lui un’attrazione magnetica. Nei giorni a seguire, Edouard e l’uomo sconosciuto non si parlano, ma si guardano e, silenziosamente, si conoscono e riconoscono l’uno nell’altro. In breve tempo, tra i due inizia una profonda amicizia: quell’uomo è Louis Salavin, già protagonista di Confessione di mezzanotte. Nel secondo libro del ciclo di Salavin, Duhamel prosegue lo scavo nell’animo umano e l’analisi delle sue talvolta inspiegabili sfaccettature, mostrando ai lettori che l’identità dell’uomo moderno è ormai è ormai in frammenti: impossibile pensare di conoscersi davvero, l’un l’altro.
7° – Gente nel tempo di Massimo Bontempelli – @utopia: Incipit tra i più incalzanti della letteratura italiana, il romanzo si apre con la morte della Gran Vecchia, donna molto autoritaria che ha plagiato sia il figlio Silvano che la nuora Vittoria. Fiera e severa, la vecchia ammonisce i parenti, avvertendoli che tutta la famiglia morirà giovane. E muore. È il 1900. Nelle settimane successive, Silvano e Vittoria sperimentano la libertà. L’assenza, però, della Gran Vecchia al timone della casa disorienta la famiglia; Vittoria si innamora di un altro uomo, Silvano si dimostra sempre più inetto. Per giunta si ammala. E muore. È il 1905. La vedova, divisa tra il rimorso e la libertà, prova a rifarsi una vita. Gli anni passano, è il 1910. Vittoria si ammala e muore. La gente del paese inizia allora a pensare che la famiglia sia vittima di una maledizione, per cui uno dei membri continuerà a morire ogni cinque anni. A Silvano e Vittoria sopravvivono le due figlie, Dirce e Nora. Le giovani si convincono presto che la maledizione della Gran Vecchia sia ricaduta anche su di loro, con delle conseguenze destabilizzanti per entrambe. Romanzo tra i più riusciti della sua epoca, Gente nel tempo è tra i capolavori del realismo magico. Ogni uomo sa che, presto o tardi, dovrà morire. Ma cosa gli accade se scopre quando morirà?
8° – Canto di me stesso di Walt Whitman – @low: «Io celebro me stesso, e canto me stesso, | E quello che io assumo dovete assumerlo anche voi, | Perché ogni atomo che appartiene a me appartiene ugualmente a voi.» Canto di me stesso è il cuore pulsante di Foglie d’erba, capolavoro di Walt Whitman. Per questo di edizione in edizione – a partire da quella del 1855 e arrivando all’ultima pubblicata nel 1892, anno della sua morte – il poeta continuò a rivederlo, a perfezionarlo, a ricalibrarne i versi. Fino a consegnarci un poemetto che ancora oggi ci sorprende per la sua freschezza e il suo sguardo acuto sulle cose: come ha scritto Henry Miller, del resto, «tutto quel che c’è di valido in America l’ha espresso Whitman, e non c’è altro da dire». Per la prima volta in assoluto – in Italia e non solo – Alberto Cristofori cura per LOW un’edizione in cui si racconta passo dopo passo il lavoro compiuto da Whitman, con un’approfondita introduzione e puntuali note che permettono di leggere e capire in maniera nuova uno dei poeti più amati di sempre.
9° – Solaris di Stanislaw Lem – @sellerio: “Solaris” è il capolavoro della fantascienza filosofica. Siamo nel lembo più estremo dell’universo esplorato dal genere umano. Un astronauta, dalla Terra, approda nella stazione spaziale che gira intorno al pianeta Solaris. Qui trova un’atmosfera di mistero e sospetto: nessuno lo accoglie, i pochi ospiti della astronave sembrano angosciati e sopraffatti, c’è un morto recente a cui si allude con circospezione ma senza sorpresa, gli oggetti subiscono strane deformazioni, si avvertono presenze. Solaris è noto agli umani come il grande pianeta “vivente”. Appare in forma di vasto oceano e avrebbe dovuto conflagrare se la sua orbita avesse seguito le leggi della fisica. Ma è come dotato di capacità cosciente di reazione e questa capacità sembra legata alle apparizioni di fantasmi, proiezioni viventi di incubi, sogni e fantasie. L’astronauta è costretto a interrogarsi, mentre lo contagia la stessa angoscia che domina in tutto l’ambiente. Un’avventura avvincente e carica di attesa e mistero. Ma si potrebbe dire anche un’avventura epistemologica, nel senso che presenta alla lente della riflessione un numero enorme di quesiti che abitano i rami della filosofia. Fra essi, il più suggestivo sembra essere il tema dell’Identità, del Soggetto, dell’Io. Non esiste l’Io unico e identico a se stesso.
10° – Il trio di Belgrado di Goran Marković- @bottegaerrante: È il 1948 quando Tito rompe i rapporti con Stalin e tutti gli stalinisti in Jugoslavia, veri e presunti, vengono rinchiusi nella prigione perfetta: l’isola di Goli Otok. È in questi anni che lo scrittore vagabondo Lawrence Durrell, futuro autore del raffinato Quartetto di Alessandria, sbarca il lunario come spia per conto dell’ambasciata inglese a Belgrado e finisce per scoprire ciò che non deve. Lettere private, pagine di diario, messaggi in codice, verbali di polizia, comunicazioni strettamente riservate e articoli di giornale danno vita a un affresco storico nel quale la commistione tra realtà e invenzione letteraria restituisce il clima di sospetto e violenza degli anni Cinquanta in Jugoslavia.










