Da un dialogo con ChaGPT e ricordando Chance il giardiniere ne è uscito questo racconto. Utile per tutti gli scrittori in erba di qualsiasi età.
Ernesto Martini aveva settant’anni, una pensione dignitosa e un sogno che non lo aveva mai abbandonato: pubblicare un libro. Per decenni aveva scritto di nascosto, nei ritagli di tempo tra il lavoro come impiegato comunale e gli impegni familiari. Quaderni riempiti a mano, fogli battuti con la vecchia Olivetti, e infine documenti salvati su un computer che usava con la stessa cautela di chi maneggia un oggetto sacro.
Ora che il tempo gli apparteneva, si era dedicato anima e corpo al suo romanzo. Dopo mesi di revisioni, tagli e riscritture, lo considerava pronto. Il titolo, “Le stagioni di un uomo”, era la sintesi perfetta della sua storia: la vita di un uomo comune, con le sue gioie e i suoi dolori, attraversata dal fluire inesorabile del tempo.
La fase successiva era la più difficile: trovare un editore disposto a credere in lui. Dopo essersi documentato su internet, Ernesto stilò una lista di case editrici. Alcune grandi, altre piccole, tutte con la promessa di valutare manoscritti inediti. Preparò lettere di presentazione personalizzate, stampò copie del suo romanzo e, con una cura quasi cerimoniale, le infilò nelle buste insieme alla speranza.
I primi mesi furono una lenta agonia. Il silenzio delle case editrici era peggiore di un rifiuto esplicito. Poi arrivarono le prime risposte: lettere standard, cortesi ma impersonali. “La ringraziamo per averci inviato il suo manoscritto, ma purtroppo non rientra nelle nostre linee editoriali…”. Ernesto le lesse con un misto di delusione e ostinazione. Non era il primo a essere respinto e di certo non sarebbe stato l’ultimo.
Ma proprio quando cominciava a dubitare di sé, arrivò un’email diversa dalle altre. Una piccola casa editrice indipendente era interessata a “Le stagioni di un uomo”. Lo avevano letto, lo avevano apprezzato. Volevano pubblicarlo.
Ernesto rilesse quelle righe almeno dieci volte prima di crederci. Gli occhi gli si inumidirono, il cuore batté forte. Non sarebbe mai diventato un autore famoso, forse avrebbe venduto solo poche copie, ma aveva realizzato il suo sogno. E a settant’anni, questo valeva più di qualsiasi successo commerciale.
Si affrettò a rispondere con entusiasmo, ringraziando la casa editrice e accettando l’invito a incontrarli.
La casa editrice era in una zona periferica della città, ospitata in un piccolo palazzo schiacciato da altri sorti a poca distanza. Al secondo piano lo accolse una segretaria visibilmente stanca e provata dalla giornata. Lo fece sedere e lì attese un bel pezzo. Poi il direttore editoriale lo fece sedere nel suo ufficio e accarezzandosi la camicia tesa su una pancia prominente, dopo avergli fatto molti complimenti per il libro, iniziò a parlargli di contributi per la pubblicazione, obblighi di acquisto di un numero minimo di copie e altri oneri non meglio precisati.
Ernesto si rese conto di trovarsi di fronte ad una delle tante case editrici che sfruttano i poveretti che sognano di diventare famosi. Non era il suo caso. Si alzò, salutò con cortesia e fermezza e riprese la strada di casa.
La sera ripensò a quanto successo e decise che se nessun editore gli aveva risposto, forse era il caso di rivedere ancora una volta il suo romanzo. Tagliò, rivide e rispedì una copia riveduta e corretta non più a tutte le case editrici, ma solo a quelle di dimensioni più contenute, ma di cui non aveva mai visto pubblicità sui quotidiani o in rete.
Dopo quasi un mese, arrivò una nuova risposta positiva. Un’altra casa editrice, questa volta apparentemente più solida, si dichiarava entusiasta del suo libro e lo invitava a un incontro. Carico di speranza, Ernesto si recò alla sede, un moderno ufficio in una zona elegante della città.
Ma appena entrato, capì che qualcosa non andava. Il responsabile dell’editore, un uomo robusto e dall’aria distratta, gli strinse la mano con troppa fretta e, senza troppi preamboli, gli disse: “Siamo felici di pubblicare il suo almanacco di agricoltura! Il pubblico ama ancora questi libri di tradizione!”.
Ernesto rimase interdetto. “Almanacco di agricoltura?” ripeté, confuso.
Il responsabile sfogliò qualche pagina senza neanche guardare davvero il contenuto. “Sì, sì, il titolo mi ha fatto pensare subito a qualcosa di stagionale, coltivazioni, raccolti… sarà un grande successo tra gli appassionati di orti e campagna!”.
Ernesto capì immediatamente: non avevano letto nemmeno una riga del suo romanzo. Lo avevano scambiato per un manuale di agricoltura solo dal titolo. Deluso, ma ormai preparato alle delusioni, si alzò con calma, ringraziò e uscì senza voltarsi indietro.
Mentre tornava a casa, sorrise tra sé e sé. Forse il suo manoscritto non era ancora destinato alla pubblicazione, ma una cosa era certa: nessuno avrebbe mai confuso la sua storia con un libro di consigli per contadini.
A casa, però, Ernesto ci ripensò. Se la casa editrice era tanto entusiasta di pubblicare un almanacco di agricoltura, perché non dar loro esattamente quello che volevano? Con un sorriso malizioso, si mise al lavoro. Cambiò i titoli dei capitoli, rendendoli ambigui e adatti a un’interpretazione manualistica. “Infanzia e giovinezza” divenne “Le prime semine”, “Maturità e scelte” si trasformò in “Cura e crescita del raccolto”, “Vecchiaia e ricordi” prese il nome di “Il raccolto dell’esperienza”.
Poi, con un senso di rivincita e un pizzico di ironia, ricontattò la casa editrice dicendo che si era sbagliato e che, in effetti, il suo libro era proprio un almanacco agricolo. La risposta fu immediata e piena di entusiasmo: la pubblicazione era confermata.
Ernesto si ritrovò così autore di un libro che, pur mantenendo la sua anima originale, ora aveva un aspetto che avrebbe ingannato chiunque cercasse consigli sulla coltivazione. Forse il pubblico si sarebbe accorto della verità solo dopo averlo acquistato, ma Ernesto non poté fare a meno di ridere. Alla fine, in un modo o nell’altro, il suo sogno era diventato realtà.
La pubblicazione fu un successo insperato. Il libro andò a ruba, appassionati e curiosi facevano a gara per accaparrarsi una copia. Ernesto si ritrovò improvvisamente famoso, invitato a fiere e presentazioni, con lunghe file di lettori in attesa di un autografo. C’era solo un problema: tutti gli facevano domande di agricoltura.
“Qual è il periodo migliore per piantare le zucchine?”
“Che concime consiglia per i pomodori?”
Ernesto, che non sapeva nulla di coltivazione, si trovò costretto a mantenersi sul vago. Rispondeva con frasi universali, cercando di evitare gaffe.
“Dopo un inverno rigido, c’è sempre un’estate calda,” diceva annuendo saggiamente.
Oppure: “Ogni terreno ha il suo carattere, bisogna saperlo ascoltare.”
La gente annuiva, convinta di trovarsi davanti a un autentico esperto. Ernesto, con il sorriso di chi ha giocato bene le sue carte, firmava le copie e si godeva il successo. In fondo, aveva solo dato al pubblico ciò che voleva, e il raccolto della sua astuzia si rivelò più fruttuoso di quanto avesse mai immaginato.
