Torniamo a pubblicare uno dei contributi di Francesco Betti sul tema della Grande Trasformazione, ovvero di quanto la rivoluzione digitale cambierà le nostre vite.

Ecco il nuovo contributo. Tutti i contributi di Francesco sono alla sua pagina Linkedin.


Mi ha molto colpito la storia di Daniel Tammet, lo scrittore britannico che “vede i numeri” sotto forma di oggetti tridimensionali e riesce a compiere calcoli impossibili con la stessa facilità con cui noi riconosciamo il volto di una persona.

Il numero, di fatto, è una convenzione. 5 non è nient’altro che la percezione di ciò che rappresenta. È il modo in cui ci hanno insegnato a riconoscerlo che ce lo propone come una figura e una quantità, ma potrebbe essere un solido, una texture.

Tammet soffre di sinestesia, un fenomeno neurologico attraverso il quale gli stimoli sensoriali, percettivi o cognitivi inducono a delle esperienze automatiche e involontarie che portano a un percorso (sensoriale o cognitivo) differente.

Vi capita mai di “sentire il profumo di un ricordo”? o di percepire il colore di un sentimento? Non pensate anche voi che ci siano parole tristi? E numeri belli?

Vabbè io sì.

E pure Daniel, lui in forma ancora più potenziata, tant’è che riesce a dirti i primi 22.000 decimali del pi greco senza errori. Lo invito alla prossima festa.

Se volete saperne di più, trovate qualcosa in questo sito. È interessante, e ci serve:

Sinestesia

Perché ci serve?

Perché dobbiamo buttare via gran parte del modo in cui abbiamo pensato finora. Dobbiamo comprendere che non è la sfera cognitiva (e men che meno quella razional-cognitiva) ad avere il diritto divino di guidare le nostre decisioni, i nostri rapporti, la nostra vita.

Dobbiamo riappropriarci, ma davvero velocemente, del modo contaminato di pensare che avevamo agli albori. Il tempo stringe, e non è un percorso immediato.

Viviamo un’epoca di trasformazioni profonde, talmente radicali che il vecchio modo di pensare sembra inadeguato. Le nostre mappe mentali sono strumenti spuntati per decifrare un paesaggio che cambia sotto i nostri piedi. Willy il Coyote sta lì a dirci che il fallimento non è solo una possibilità, ma una necessità.

La tecnologia e l’innovazione, da sempre, nascono da un gioco di inganno. È l’uso non convenzionale degli strumenti a trasformarli. Un osso diventa arma. Un computer diventa mente. E noi, perennemente in bilico tra passato e futuro, ci troviamo a inventare un nuovo paradigma. Ma come farlo? Ponendoci tre domande fondamentali:

1.     Che cos’è? (Quale materiale abbiamo tra le mani?)

2.     Come lo usiamo? (Quale attività possiamo svolgere?)

3.     Qual è il suo scopo? (A quale funzione o senso può rispondere?)

Il modello MAF (Materiale-Attività-Funzione) ci insegna a pensare oltre la logica duale. Non si tratta di ciò che una cosa è, nemmeno forse di ciò che pensiamo che sia. Si tratta di capire ciò che può diventare.

Come in Wacky Races, ognuno di noi ha un approccio diverso alla complessità della vita. Tra i tanti archetipi, però, è chi sperimenta che può vincere. La migliore strategia di sopravvivenza, in epoche caotiche, è l’inganno creativo.

Non si tratta di trappole per vincere, ma di trappole per capire. Non si tratta nemmeno più di vincere, ma almeno di divertirsi. Abbiamo perso? Ok ok, abbiamo perso, ma sai quante risate ci siamo fatti.

L’evoluzione, come ci insegnano Gould e Kubrick, non avviene in modo graduale, ma per salti. E noi siamo nel mezzo di uno di questi. Come il primo ominide che si è inventato la posizione eretta, siamo chiamati a vedere il mondo in tre dimensioni: Materiale, Attività, Funzione.

Dobbiamo riconoscere che siamo all’alba di un’intelligenza capace di accogliere la complessità e navigare tra le infinite possibilità. Tra poco potremo anche noi calcolare con gli occhi e dipingere i numeri.

Siete smarriti? Dubbiosi? Disorientati?

È bello, no?

(È la strada giusta).

(Non c’è trasformazione senza smarrimento).

(Non c’è innovazione senza immaginazione).

La Grande Trasformazione, quella che ci chiede di abbandonare la sicurezza del passato per il rischio del futuro, è appena iniziata. E mentre la pioggia penetra nelle crepe delle nostre certezze, possiamo solo fare una cosa: costruire qualcosa di nuovo.

P.s.: questo è l’obiettivo, ma c’è un corollario. Quando lo si fa insieme ad altri, viene molto meglio.

Buona Grande Trasformazione!