La libreria il Tempo Ritrovato di Corso Garibaldi 17 a Milano ci ha inviato i titoli dei dieci libri più venduti lo scorso anno. La libreria è specializzata in Piccoli Editori e quindi questo elenco completa le varie classifiche che si trovano facilmente sulla carta stampata o online. Buona lettura. Sotto l’elenco potete trovare una breve sinossi di ciascun libro.

1° – Prima e dopo di Alba de Céspedes – Cliquot edizioni (segnalato a suo tempo da Enrica Lieta)
2° – Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – Adelphi (segnalato a suo tempo da Mara Cappelletti)
3°- Confessione di mezzanotte di Georges Duhamel – Ago edizioni (segnalato da Rosa Ghislandi)
4° – Muschio bianco di Anna Nerkagi – Utopia
5° – Elise o la vera vita di Claire Etcherelli – L’orma editore
6° – L’ora di Agathe di Anne Kathrine Bomann – Iperborea
7° – Il nano di Par Lagerkvist – Iperborea
8° – La vegetariana di Han Kang – Adelphi (segnalata da Luisa Adani)
9° – Ho paura torero di Pedro Lemebel – Marcos Y Marcos
9° – I suoi occhi di Bozarg ‘Alavi – Ponte 33 (segnalato da Rosa Ghislandi e Sandro Frera)
10° – Pulita di Alia Trabucco Zeran – Sur


1° – Prima e dopo di Alba de Céspedes – Cliquot edizioni: Può arrivare, nella vita, un momento di presa di coscienza che diventa uno spartiacque definitivo fra il “prima”, l’epoca della spensierata e forse felice ingenuità, e il “dopo”, il tempo della scoperta della propria natura e della ricerca di un proprio posto nel mondo. Ma chi varca il confine è destinato a perdere per sempre quella felicità originaria, e anzi a mettere in pericolo, con il suo spirito anticonformista, quella di chi vuol continuare a recitare la parte che il fato gli ha assegnato alla nascita. Irene, giovane donna del Dopoguerra che, rifiutando l’agiatezza borghese preordinata che non lascia spazio all’autorealizzazione, insegue il sogno di una vita indipendente, comprende tutto ciò quando la sua giovane domestica Erminia decide di tornare dalla vecchia padrona, un’arida nobildonna che la tratta da sguattera ma che, così facendo, le riconosce un ruolo chiaro nella società. E da questo evento in apparenza banale Irene si rimette completamente in discussione; tutto quanto, il lavoro, i rapporti sociali, nonché la sua storia d’amore con Pietro, giunge a un punto di svolta cruciale. Pubblicato per la prima volta nel 1955 e mai più ristampato dagli anni Settanta, Prima e dopo di Alba de Céspedes è un intimo racconto su cosa significasse essere una donna intraprendente ed emancipata nell’Italia del Boom: e ciò che più colpisce è il renderci conto di come la riflessione di fondo, per quanto mutato sia il contesto, appaia ancora prepotentemente attuale.

2° – Il fucile da caccia di Inoue Yasushi – Adelphi: Quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d’arte Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. In quest’opera l’autore trova nella brevità una misura ideale e, nell’oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualità delle loro esistenze. Eppure il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta.

3°- Confessione di mezzanotte di Georges Duhamel – Ago edizioni: Parigi, primo Novecento. La Belle Epoque ha invaso le strade della capitale francese e il progresso sembra essere l’unica alternativa per vivere un’esistenza al passo con i tempi. Louis Salavin ha altro a cui pensare. Impiegato della ditta Socque et Sureau, con la piatta mansione di correggere testi sulle trebbiatrici, mal sopporta i suoi colleghi in carriera, lo squillo del telefono e la sua vita in generale. Un giorno, mentre tempera una matita per romperne nuovamente la mina, Salavin viene chiamato nell’ufficio del signor Sureau per controllare delle carte da firmare. Ma nell’attesa la sua attenzione viene catturata da un particolare: l’orecchio del signor Sureau. Quell’angolo di pelle esercita un potere magnetico e fatale su Salavin, al punto che l’istinto di toccarlo scavalca infine il buon senso, impendendogli di reprimere il desiderio: licenziato in tronco. Senza più i suoi punti di riferimento comincia a vagare per Parigi, alternando confusamente momenti di euforia agli abissi della depressione, oscillando così tra buoni propositi e piani delittuosi. Georges Duhamel presenta al lettore un personaggio la cui materia umana è composta dai chiaroscuri delle contraddizioni, dalle sabbie mobili delle insicurezze, dai dubbi, laceranti, che lo condannano all’irresolutezza. È l’uomo moderno che perde il legame con il primordiale e si chiude in una vita che non gli appartiene e quando finalmente se ne libera, l’illusione di aver ripreso il controllo della propria esistenza sfocia nell’ansia del peso della libertà. Un romanzo degli anni Venti che non si fatica, a più di un secolo di distanza, a sentire vicino e senza tempo, capace di adempiere quella che è forse l’unica funzione universale della letteratura: indagare l’animo umano nelle sue declinazioni sempre diverse.

4° – Muschio bianco di Anna Nerkagi – Utopia: Il giovane Alëška è da sempre innamorato di Ilne, ma la ragazza ha ormai lasciato da anni il loro piccolo accampamento d’origine, nella tundra, per trasferirsi in città. Il popolo dei nenec vive isolato dal resto del mondo, in un ambiente ostile, e la solidarietà è un valore fondamentale per la sopravvivenza. Ilne, partendo, ha di fatto abbandonato a una solitudine amara il vecchio padre Petko. Quanto ad Alëška, la madre lo ha costretto a sposare una giovane del posto, nel rispetto delle consuetudini ancestrali che regolano la vita dei nenec. Il ragazzo, tuttavia, continua a vivere in segreto il suo amore totalizzante per Ilne, sognando una vita diversa da quella che, per rispetto della propria cultura, conduce, e sentendosi smarrito di fronte al futuro. La crisi di coscienza lo attanaglia: può continuare a vivere nella tundra, seguendo la legge dei suoi avi? O è giusto inseguire i desideri più intimi? In un conflitto costante tra il passato e il presente, tra la miseria di un tempo e le nuove tensioni generazionali, la decisione si rivela dolorosa.

5° – Elise o la vera vita di Claire Etcherelli – L’orma editore: Dove si nasconde la «vera vita»? Élise l’ha inseguita fino a Parigi lasciandosi alle spalle una Bordeaux di case popolari dove vivere era solo un compito già scritto. Al fianco dell’adorato e irrequieto fratello minore Lucien, che va maturando un’impetuosa coscienza di classe, Élise scopre la metropoli quasi con apprensione. Siamo alla fine degli anni Cinquanta e le tensioni sociali s’intrecciano al boom economico. La ragazza trova lavoro in fabbrica – luogo al contempo di sfruttamento ed emancipazione – dove conosce l’operaio algerino Arezki. Alla catena di montaggio nasce un amore scomodo, costretto a fare scandalo suo malgrado. Nel razzismo imperante, la coppia consuma le notti al riparo dal disprezzo della società, passeggiando per i boulevard di Parigi in cui risuona sommessa la parola «liberazione». Sullo sfondo, come un basso continuo, gli echi della guerra d’Algeria. Il potere comincia a rispondere al dissenso con i manganelli, finché la Storia non s’infila tra le pieghe della loro relazione e la trascina con sé. Pubblicato in Francia nel 1967, Élise o la vera vita racconta un amore fatto di silenzi e coraggio, consegnandoci alle scelte di una donna – e di una generazione – in lotta per deviare il corso del mondo.

6° – L’ora di Agathe di Anne Kathrine Bomann – Iperborea: In una cittadina francese degli anni Quaranta, uno psicanalista fa il conto alla rovescia, con puntiglio maniacale, delle ore che lo separano dalla pensione. Scapolo e senza amici, la sua vita si divide tra lo studio, dove ascolta svogliatamente i pazienti fingendo di prendere appunti mentre disegna caricature di uccelli, e la casa d’infanzia in cui ancora abita e si rintana dal mondo, origliando dai muri la vita del vicino che non ha mai visto. Qualcosa cambia quando una giovane tedesca di nome Agathe insiste per essere presa in cura da lui. Costretto ad accettarla suo malgrado e nonostante l’imminente ritiro, il medico scopre che dietro quell’aspetto fragile si nasconde una donna forte, sagace, pronta a scavare nel suo passato per affrontare il trauma inconfessabile che le ha imbrigliato l’esistenza. Una donna che lo affascina e lo sfida cogliendo in lui quel male di vivere che li accomuna e li lega in un’intesa sottile. Una paziente capace di girare lo specchio e invertire i ruoli, obbligando lui, lo psichiatra a fine carriera, il vecchio disilluso, a guardare dentro la sua stessa infelicità e a mettere in discussione, solo ora e per la prima volta, la sua vita. Scrittrice e psicologa, Anne Cathrine Bomann realizza un romanzo che dalla sua delicatezza e finezza empatica trae un fascino peculiare. L’ora di Agathe è il racconto di una tardiva quanto fervida educazione sentimentale, il diario di una lotta interiore tra il desiderio di intimità con gli altri e con il mondo e la paura di perseguirlo, una storia che ci costringe a rallentare il ritmo, ad affinare i sensi e i pensieri, trascinandoci dolcemente nel percorso dei due protagonisti, inseguendo la speranza di essere sempre in tempo per ricominciare.

7° – Il nano di Par Lagerkvist – Iperborea: Scritto negli anni della Seconda guerra mondiale e ambientato in una corte rinascimentale italiana, Il nano è forse l’opera in cui più esplicitamente Lagerkvist si interroga sul presente: la guerra, la peste, gli avvelenamenti e i tradimenti narrati sono evidenti proiezioni delle tragedie di cui è testimone. Ma è soprattutto con l’inquietante figura del nano di corte che l’interrogativo si spinge fino in fondo, in un tentativo, amaramente attuale, di capire perché periodicamente nella storia l’odio, l’indifferenza ai massacri, il trionfalismo bellico arrivino a prevalere su quei valori che rendono l’uomo umano. Il nano, che regge le fila dell’azione e attraverso il cui sguardo distorto veniamo a conoscenza di fatti e personaggi, incarna questa aberrazione, l’essere amputato della sua umanità fisica e spirituale che ubbidisce solo alla logica del potere. Disprezzando la corporeità in ogni sua manifestazione, dal cibo al desiderio, all’attaccamento alla vita, è nauseato dalla povertà, dalla malattia, dalla sporcizia dei profughi; privo di trascendenza, è cieco alla nostalgia dell’infinito, al dubbio e alle contraddizioni, alla gioia, all’arte e all’amore, scambiando per superiorità la propria limitatezza e per lucidità la propria mediocrità. Ma il nano non è che quella creatura «dal volto di scimmia che talvolta leva la testa, affiorando dai bassifondi dell’anima», è il «sosia» del principe guardato con un cannocchiale capovolto. Sterili, i nani sono generati dagli uomini, «appartengono alla razza umana e non vi appartengono, ospiti di passaggio, in una visita che dura da migliaia di anni».

8° – La vegetariana di Han Kang – Adelphi: «Ho fatto un sogno» dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l’ideale di un’estatica dissoluzione nell’indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell’ordinario quando si inceppa il principio di realtà – proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

9° – Ho paura torero di Pedro Lemebel – Marcos Y Marcos: Lei è la Fata dell’angolo, travestito passionale e canterino, sartina dei quartieri alti. Carlos è un militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez, a caccia di un nascondiglio per le sue riunioni clandestine. Per amore, la Fata offre al ragazzo la propria soffitta. Per amore, accetta le mezze verità di Carlos, gli incarichi rischiosi necessari per la Causa. Assillato da una moglie logorroica, tormentato da incubi d’infanzia, Pinochet va e viene dal proprio ‘retiro’ di Cajón del Maipo, che domina Santiago dall’alto. Finché un giorno, lungo la strada rovente che scende verso la capitale, la Sua pista si incrocia drammaticamente con quella di Carlos. Anche Carlos e la Fata si troveranno ancora di fronte. In tutt’altro scenario, tutt’altro attentato. Scritto con linguaggio gioioso e barocco, questo romanzo celebra il trionfo dei sentimenti e dell’erotismo su pregiudizi, barriere, meschinità. Adorato dai cileni, che l’hanno proclamato “Il libro del nuovo millennio”.

9° – I suoi occhi di Bozarg ‘Alavi – Ponte 33: Pubblicato nel 1952, Cheshmayash (I suoi occhi), generalmente considerato una pietra miliare nello sviluppo della narrativa persiana moderna, è il romanzo con cui Bozorg ‘Alavi conclude, e consacra, la sua troppo breve carriera letteraria. La storia ruota attorno al dipinto di una donna sconosciuta intitolato I suoi occhi e il narratore assume il ruolo di detective alla ricerca di una verità da scoprire: gli occhi sono di Farangis, donna affascinante e complessa di famiglia aristocratica, che nel corso del romanzo svela il suo particolare rapporto con Makan, il famoso artista che l’ha dipinta e figura chiave dell’opposizione clandestina a Reza Shah. In I suoi occhi ‘Alavi si rivela abile nell’analizzare il sentimento amoroso dalla prospettiva femminile e riesce a fondere i suoi interessi di natura psicologica con quelli relativi all’impegno politico, facendo anche respirare il clima soffocante del regime imperiale che ha portato gli iraniani a diffidare gli uni degli altri.

10° – Pulita di Alia Trabucco Zeran – Sur: Estela ha passato sette anni in quella casa, con quella famiglia. Sette anni come domestica a tempo pieno: lavare, pulire, preparare da mangiare, occuparsi della bambina, la piccola Julia. Ora Julia è morta e tocca a lei – la domestica, la tata – dare la propria versione della storia. Raccontare per esempio di come ha lasciato la vita in provincia per tentare la fortuna a Santiago, di come ha lasciato sua madre; raccontare della stanza sul retro dove ha dormito per tutto questo tempo, quella senza finestre; raccontare della bambina, delle unghie rosicchiate, delle pellicine sanguinanti; raccontare il disgusto e insieme l’affetto per i suoi datori di lavoro, le umiliazioni costanti; raccontare dei panni puliti, dei denti puliti, della faccia pulita; raccontare di Carlos, della cagnolina randagia, del veleno, della pistola. Alia Trabucco Zerán ha scritto un romanzo sui conflitti di classe, il denaro, la famiglia, la rabbia. Una storia in cui la tensione cresce a ogni pagina per portarci a un finale inevitabile e potentissimo, che mostra come una semplice vita di routine, per chi non ha voce, può trasformarsi in un incubo. Forse, come dice Estela: «Ci sono molti modi di parlare. La voce è solo il più semplice».