Prosegue la storia del Ragionier Finetti (qui prima puntata). Avere un problemino come quello del Ragionier Finetti complica anche e soprattutto le relazioni più intime. Che fare?
La vita domestica del ragionier Guido Finetti era, per usare un eufemismo, unica. Sua moglie, Eleonora, una donna di mezza età dalla pazienza quasi infinita, aveva sviluppato negli anni un sistema di sopravvivenza olfattiva che poteva fare invidia a un esperto di chimica. I figli, Alessandro e Camilla, adolescenti con i classici drammi della loro età, vivevano quella situazione con una miscela di rassegnazione, sarcasmo e strategie evasive degne di una guerra fredda.
Eleonora si era innamorata di Guido in tempi migliori, quando la sua essenza personale era ancora a livelli accettabili, o forse quando l’amore le aveva temporaneamente offuscato l’olfatto. Ma col passare degli anni, l’odore si era intensificato fino a diventare una presenza costante, un terzo inquilino nella loro casa.
La donna si era adattata, trasformando la loro abitazione in un laboratorio di sperimentazione anti-puzza. Spargeva bicarbonato ovunque: nei cassetti, sotto i tappeti, persino dentro le scarpe del marito. Le candele profumate bruciavano in ogni stanza, creando un’atmosfera perennemente natalizia, anche in piena estate.
“Guido, ti prego, almeno togli quelle scarpe appena entri in casa,” era la sua frase più frequente.
E Guido, con la sua aria pacata, rispondeva invariabilmente: “Tesoro, ma è l’interno delle scarpe a essere compromesso, non l’esterno.”
Nonostante tutto, Eleonora lo amava. Forse perché, sotto quel tanfo da apocalisse olfattiva, Guido era un marito devoto e un padre attento.
Alessandro, il figlio maggiore, aveva 17 anni e un talento innato per trovare scuse per uscire di casa. “Devo studiare da Marco,” diceva, infilandosi la giacca e sparendo per ore. Nessuno gli credeva, ma nessuno lo fermava. Il suo sogno segreto era quello di trasferirsi in un’università lontana, possibilmente oltre confine, in un clima dove il vento potesse portare via ogni traccia dell’odore paterno.
Camilla, di 14 anni, era più diretta. “Papà, per favore, non venire alla mia recita,” gli aveva detto una volta. “Ti voglio bene, ma… sai com’è.”
Guido l’aveva guardata con occhi tristi, ma comprensivi. “Va bene, Camilla. Ti guarderò in video.”
I due ragazzi avevano sviluppato un vero e proprio manuale di sopravvivenza, che comprendeva regole come:
1. Mai salire in auto con papà senza abbassare i finestrini.
2. Lezioni scolastiche sempre a distanza di sicurezza (tre banchi minimo).
3. Evita di portare amici a casa, a meno che non abbiano il raffreddore.
La cena in casa Finetti era un affare particolarmente complesso. Eleonora aveva insistito per installare un potente aspiratore sopra il tavolo da pranzo, una sorta di “cappa industriale” adattata alla vita familiare. Guido, per rispetto, sedeva sempre a capotavola, il più lontano possibile dai figli.
Il dialogo durante i pasti era spesso l’occasione per battute pungenti.
“Papà,” diceva Alessandro, “hai mai pensato di usare il tuo odore come arma segreta? Potresti sgominare una rapina semplicemente entrando in banca.”
“Molto divertente,” rispondeva Guido, tagliando il pollo con calma. “Ma ricorda, io gestisco sei ristoranti. E tu, quante pizze riesci a consegnare in una serata?”
Fare il bucato era una sfida a parte. Eleonora aveva imposto a Guido di lavare i propri vestiti separatamente, usando un detersivo potenziato con aceto e bicarbonato. Ma non era mai abbastanza.
Una volta, Camilla si lamentò: “Mamma, i miei vestiti puzzano anche se non li ho messi!”
Eleonora sospirò. “Forse è perché li stendi vicino a quelli di tuo padre.”
Da quel giorno, Guido fu costretto a utilizzare uno stendibiancheria personale, relegato in un angolo remoto del balcone.
Nonostante l’odore, i conflitti e le situazioni assurde, la famiglia Finetti era incredibilmente unita. Guido era sempre presente per aiutare Alessandro con i problemi scolastici e ascoltare i racconti drammatici di Camilla sulle amiche del cuore. Eleonora, dal canto suo, non smetteva mai di cercare nuove soluzioni per mitigare la situazione.
Una sera, mentre erano tutti seduti sul divano (a debita distanza da Guido), Eleonora disse: “Sapete una cosa? Anche se papà puzza, almeno non è come quei padri che non sono mai a casa.”
“È vero,” ammise Alessandro. “Almeno lui è sempre qui… anche quando vorremmo che non lo fosse.”
E, per un momento, il tanfo sembrò meno opprimente. Forse era solo amore che, come sempre, trovava il modo di sopravvivere.
