ChatGPT continua la storia di Marta, ricca milanese  sposata con Giulio. L’anno prima hanno perso il figlio. Dopo un anno Marta per la prima volta esce ed incontra Marco  suo compagno di università.

Nei giorni successivi, Marta si scoprì a pensare spesso a quella sera. Non solo per la leggerezza improvvisa che aveva sentito, ma per come Marco l’aveva ascoltata, senza pietà forzata, senza cercare di darle risposte o soluzioni. C’era stato solo un silenzio condiviso, qualcosa di raro, che nemmeno con Giulio riusciva più a trovare.

Giulio… Da quando avevano perso Andrea, Marta e Giulio erano diventati come due isole separate. Lui passava più tempo in ufficio che a casa, come se stesse evitando ogni possibile confronto con il dolore che condividevano. Marta lo vedeva distante, assorto nei suoi casi, e anche quando erano insieme, c’era un muro invisibile tra di loro. Parlavano poco, quasi solo del necessario, e il loro matrimonio sembrava ormai un’ombra del passato. L’amore era sepolto sotto strati di tristezza e incomprensione.

Una settimana dopo l’incontro con Marco, Marta ricevette un suo messaggio. Era semplice, quasi banale: “Ti va di prenderci un caffè?”. Per un momento, Marta esitò. Si sentiva in colpa. Uscire con Marco non significava tradire Giulio? Non sul piano fisico, ma emotivamente? Eppure, sentiva il bisogno di parlare con qualcuno che non la guardasse solo come una madre che ha perso un figlio, ma come Marta, una donna che cercava di ricostruire i pezzi della sua vita.

Alla fine accettò. Si incontrarono in un piccolo caffè in Brera, lontano dai soliti posti frequentati da Marta e Giulio. Marco era già lì, seduto a un tavolino all’aperto, con un sorriso tranquillo e un libro tra le mani. Appena la vide, lo chiuse e si alzò per salutarla. La loro conversazione iniziò leggera, parlando di cinema, di viaggi, di come erano cambiati da quando erano studenti. Ma c’era un’intimità naturale, come se il tempo non fosse passato, come se quella connessione fosse rimasta intatta.

Marta si sentiva strana, divisa. Da un lato, era grata di quella leggerezza. Dall’altro, la sua mente tornava sempre a Giulio e alla distanza che li separava. “È così sbagliato voler essere felice, anche solo per un’ora?” si chiedeva, mentre Marco la faceva ridere raccontando un aneddoto divertente di un viaggio che aveva fatto per lavoro.

Fu lui a rompere il filo dei suoi pensieri, portandoli inevitabilmente su un terreno più profondo. “Sai, Marta, ho sempre pensato a te. Anche dopo che ci siamo persi di vista. Mi dispiace non averti cercata prima, dopo quello che è successo…” La sua voce era sincera, e Marta si sentì avvolta dalla sua premura.

“Non so se sarei stata pronta, prima,” rispose lei, onesta. “Ho passato l’ultimo anno a cercare di respirare, semplicemente. Di sopravvivere.”

“E ora?” le chiese Marco, guardandola negli occhi.

Marta abbassò lo sguardo verso il suo caffè. Non aveva una risposta chiara. Sapeva solo che la vita che conosceva non esisteva più, e che ogni giorno si ritrovava a cercare una via d’uscita da quel dolore che la teneva prigioniera.

Passarono un altro paio d’ore insieme, poi Marco l’accompagnò fino alla macchina. “Mi ha fatto piacere vederti, Marta,” le disse con quel sorriso che le aveva sempre dato sicurezza. “Quando vuoi, sai dove trovarmi.”

Mentre tornava a casa, Marta si rese conto di quanto fosse stata importante quella conversazione. Marco non era solo un rifugio temporaneo dal suo dolore, era qualcuno che l’aveva conosciuta prima di tutto, prima del matrimonio, prima di Andrea, prima della tragedia. Forse era questo che le serviva: una connessione con una parte di sé che aveva dimenticato.

Quando rientrò, trovò Giulio già a casa, immerso nei suoi documenti. Marta lo osservò per un momento. C’era una fitta nel cuore, ma anche una consapevolezza nuova: per quanto amasse Giulio, forse non potevano più trovare la strada l’uno verso l’altro. E per la prima volta, Marta si chiese se fosse giusto continuare a lottare per qualcosa che, in fondo, sembrava ormai perduto.