Riceviamo da Marco Bettelli la recensione dell’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis Le schegge.
Eccola:
Le Schegge ovvero Bret Easton Ellis alla ricerca del suo tempo perduto.
L’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis sulle prime sembra uguale agli altri: scrittura, temi, atmosfere e soprattutto personaggi. Una delusione si direbbe, dunque, anche per un fan. Ma dopo poco ci si trova di fronte a qualcosa di completamente diverso in cui l’autore, per la prima volta, svela con sincerità i suoi lati più profondamente umani.
Come nelle serie televisive d’oltreoceano, possiamo considerare questo come il prequel di Prima di Zero, il romanzo d’esordio di Ellis che lo rese famoso in tutto il mondo quando era solo ventunenne, all’inizio degli anni 80 del Novecento.
Possiamo considerarlo tale perché, tra le altre cose, vi si narra la genesi proprio di quell’opera, che il giovane protagonista ha iniziato a scrivere ispirandosi a persone, luoghi e vicende della sua vita. E qui il riferimento a Proust e alla Recherche è obbligatorio, come lo sarà per diversi altri aspetti del libro. Come nella Recherche il narratore in prima persona è Marcel, cioè Proust stesso, così qui è Bret. Anche qui, come nella Recherche, il protagonista osserva con distacco gli avvenimenti, ma nello stesso tempo ne è travolto, soprattutto dalle relazioni che intreccia con gli altri personaggi, amando, ma non essendo riamato come avrebbe desiderato.
Certo Le Schegge non è un’opera-mondo come lo è À la recherche du temp perdu.
Easton Ellis non scandaglia come fa Proust le varie fasi dell’esistenza e le innumerevoli sfumature dei sentimenti, ma si sofferma su un periodo cruciale della sua vita, della vita in generale si potrebbe dire, e cioè l’Adolescenza.
Certamente è significativo che lo faccia ora allo scoccare dei sessant’anni , guardando indietro nel tempo con un’operazione di memoria, anche questa una tecnica proustiana.
Il Bret maturo ci riporta al Bret diciassettenne, americano bianco molto benestante, aspirante scrittore che vive nei pressi di Hollywood in una villa con piscina, frequenta scuole esclusive dove intreccia relazioni di varia natura con adolescenti belli, ricchi e ovviamente dannati. Fin qui nulla di nuovo, siamo dalle parti di Meno di Zero. Il gruppo di amici che scorrazzano beati dalle colline di Hollywood alle spiagge di Malibu, viene turbato dall’arrivo a scuola di un nuovo studente, Robert Mallory, che per la sua stranezza e bellezza catalizza la loro attenzione. Sullo sfondo cresce via via la tensione provocata in città dalle azioni di un efferato serial killer, il Pescatore, che se la prende con giovani ragazze e ragazzi facendoli per lo più a pezzi. Ma in questo plot che ricicla tanta narrativa americana tra cui gli stessi romanzi di Ellis, e in cui Ellroy sembra a un certo punto prendere il sopravvento, c’è l’irruzione della vita interiore del narratore e dei suoi tormenti adolescenziali, qui confessati letteralmente.
Il felice intercalare tra fiction e “verità” si sostanzia, come in un gioco di specchi, della verità del protagonista di finzione ma anche di quella che l’autore stesso ha faticosamente cercato di conquistare in quella fase particolare della sua vita, e che si può condensare in un concetto che è centrale per ogni adolescente: la costruzione dell’identità. A quell’età l’identità non può non avere a che fare con la sessualità, che per ragioni anche banalmente biologiche irrompe tempestosamente nell’esistenza di ognuno.
Il Bret studente liceale si sforza di adeguarsi alla norma: ha una fidanzatina – Debbie – che lo adora, un’amica – Susan – bellissima, di cui è stato forse innamorato anni prima e di cui è molto geloso; un amico molto caro, Thom, che è poi il fidanzato di Susan anche lui estremamente attraente, sempre agli occhi del protagonista. Questo quartetto costituisce il modello relazionale ideale per un giovane occidentale alto-borghese teoricamente ben educato e pronto a inserirsi negli ingranaggi migliori del corpo sociale, ma – al di là degli aspetti disfunzionali delle relazioni familiari e di alcune trasgressioni tipicamente adolescenziali, quale l’uso ricreativo di droghe, che sono gli elementi un po’ più di maniera del romanzo – ciò che mina alla base i rapporti e che incombe nel corso di tutta la narrazione come una minaccia esiziale, è la presa di coscienza che, per Bret, l’oggetto erotico per eccellenza sono i maschi e non le femmine, e il complicato lavorio per gestire questa nuova consapevolezza.
Il tema dell’identità sessuale e dell’omosessualità è presente, e in qualche modo centrale, anche nella Recherche e riguarda, come qui, il vissuto dell’autore stesso. Il narratore Marcel, però, nel romanzo non fa nessuna rivelazione su di sé, limitandosi a osservare e descrivere, e caso mai subire le infedeltà saffiche di Albertine. Dopo tutto tra Proust ed Easton Ellis è trascorso un secolo di trasformazione dei costumi e della morale. Ma questo non basta a evitare che la scoperta delle proprie sessualità e affettività non conformi provochi in Bret stati di angoscia e di forte stress. Un tormento interiore che né le droghe né la scrittura riescono ad alleviare. Gli stessi incontri sessuali che consuma di nascosto, e con sensi di colpa, con alcuni suoi coetanei si rivelano fonte di frustrazione perché non avvengono all’insegna o con la prospettiva di una relazione affettiva, che è quello a cui in realtà aspirerebbe.
L’equilibrio del mondo adolescenziale di Bret subisce continui e sempre più forti scricchiolii, dovuti soprattutto alla fine annunciata della relazione tra i suoi due migliori amici Susan e Thom, che costituiva per lui una rete di protezione affettiva e sociale. Al centro delle vicende Bret colloca Robert Mallory, che presto viene identificato come la causa di tutta quest’opera di distruzione. Ma è veramente così? Scopriremo verso la fine come l’odiato Robert Mallory funzioni come un vero e proprio doppio di Bret, con cui lui ingaggerà una lotta non solo metaforica, il cui esito determinerà l’inizio della nuova vita del protagonista-narratore.
Lettura molto consigliata a chi era giovane negli anni 80 (soprattutto per la dettagliata e ricca playlist musicale) e ora, magari, è alle prese con figli adolescenti (non necessariamente problematici).
Dalla presentazione dell’editore:
Nel 1981 Bret ha diciassette anni e frequenta l’ultimo anno alla Buckley, la scuola della gioventú dorata di Los Angeles: feste in piscina, amori promiscui, Bmw, coca, vodka e succo di pompelmo, nell’autoradio cassette piene di Ultravox, Blondie e Duran Duran. Un mondo falso e perfetto, ma tutto sommato piacevole, di certo eccitante. Almeno finché in classe non arriva uno studente nuovo: «se la primavera e l’estate del 1981 erano state il sogno, qualcosa di paradisiaco, allora il mese di settembre rappresentò la fine di quel sogno con l’arrivo di Robert Mallory». Robert è intelligente, bello, carismatico e presto entra a far parte della ristretta cerchia di amici di Bret. Robert però nasconde un segreto, indecifrabile anche per le persone che gli sono piú vicine. Ammaliato dal fascino ambiguo di Robert, Bret sviluppa una vera e propria ossessione nei confronti del nuovo compagno. Ma Bret non può assecondare fino in fondo quell’attrazione perché c’è qualcosa, anzi qualcuno, il cui pensiero lo sconvolge piú di ogni altro: il Pescatore. È questo il nome con cui è stato ribattezzato un pericoloso serial killer che sta mietendo vittime a Los Angeles in quegli anni, e che sembra deciso a colpire il gruppo di amici di Bret, e Bret stesso… Minacce terrificanti, atti di violenza casuali, inquietanti coincidenze: questa serie di eventi va a comporre un quadro che viene continuamente interpretato da Bret attraverso il filtro della sua immaginazione di adolescente dalle grandi doti narrative, in un momento in cui sta scoprendo la sua vocazione letteraria e la sua omosessualità. Bret si può fidare degli amici? E con la sua capacità di leggere la realtà riuscirà a trovare un senso al pericolo che sembra incombere su di lui? Le schegge è il primo romanzo di Ellis dopo tredici anni: valeva la pena aspettare. Non solo ha scritto il suo libro piú bello dagli anni Novanta – sexy, inquietante, ambiguo, violento: è Ellis in purezza – ma anche una delle piú lucide riflessioni su memoria e desiderio, verità e narrazione di questi nostri tempi paranoici e puritani.
