Alessandra Andrenacci ci manda la sua recensione di Cecità del premio Nobel José Saramago.

Alessandra così scrive:

“Cecità” è il mio primo libro di José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998.

Iniziando il libro ho scoperto la quasi assenza della punteggiatura, e, solo dopo ho capito fosse una peculiarità dell’autore.

Non esistono punti di domanda, o virgolette, i periodi sono molto lunghi e interrotti solo da virgole.

Il suo canone letterario infatti prevede solo virgole, che lui ama chiamare pause; all’inizio tutto ciò mi ha portato delle difficoltà, ma poi mi sono abituata, e la mancanza di punteggiatura mi ha imposto una maggiore concentrazione, facendomi entrare ancora di più nella storia.

La cecità di Saramago è un mezzo per farci vedere veramente come siamo.

Durante un’epidemia di cecità infatti, scopriamo la vera natura dell’uomo, fatta di violenza, sopraffazione, egoismo e brutalità. Una riflessione sulla nostra vita sociale.

L’amore, che è cieco ci salverà? No spoiler, leggetelo è bellissimo.

Dalla presentazione dell’editore:

In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione diventa cieca per un’inspiegabile epidemia. Chi è colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un’esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male vengono infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l’insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace. Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.