Da Ramsis Bentivoglio riceviamo.
Dopo Abel Gance, ogni film su Napoleone è superfluo e inutile, tanta la grandezza e la genialità dell’originale del 1927.
Questo film di Ridley Scott, che tante cose buone ha fatto, ma anche poco interessanti come sappiamo, non porta niente di nuovo alla figura del Bonaparte, ma anzi, in qualche modo, lo sminuisce se è possibile. Il film indugia molto sulla sua vita amorosa con Giuseppina che, nonostante fosse stata sua moglie per 15 anni, non riuscì mai a dargli un figlio.
Napoleone si dimostra succubo suo e di tutte le donne in generale, soprattutto di sua madre.
Questa parte del film è abbastanza noiosa. Quando i due divorziano il film prende vigore e decolla.
Forse lo sceneggiatore voleva dimostrare che Napoleone aveva un cuore ed era vittima dei sentimenti come tutti, ma dobbiamo ammettere che il concetto risulta più noioso che altro.
La sceneggiatura è carente anche dal punto di vista storico, come già Il Gladiatore, e qui le campagne di Italia e di Egitto sono ridotte all’osso, anzi, quella italiana è solo citata.
I pregi sono la colonna sonora, magniloquente e con musiche originali del 700. Bellissime.
Le scenografie, quasi tutte reali, sono degne del film. La regia è abbastanza buona. Ottima fotografia… Però la storia non prende come dovrebbe ed è un peccato.
Rimane una narrazione fluida che però merita un 7-.
Ridley Scott ha fatto quello che ha potuto, ma né lui né Joaquin Phoenix verranno menzionati per premi ambiziosi.
