Da Luisa Adani riceviamo Naomi Wolf, Il mito della bellezza.

Luisa ci scrive: “Mito della bellezza di Naomi Wolf è indubbiamente un libro femminista. Credo però che il doppio legame bellezza/insicurezza possa essere un laccio che tiene al guinzaglio donne e uomini, giovani e anziani. Non è quindi solo un libro per donne, ne è prova l’estensione sempre più marcata all’attenzione maniacale del corpo anche da parte degli uomini e dell’ossessione per l’invecchiamento trasversale a ogni genere ed età.

Il testo è del 1990 e racconta degli Stati uniti, ma secondo me ha fatto molto bene la casa editrice Tlon a pubblicarlo quest’anno: mi pare attuale attualissimo.

La tesi: esiste una correlazione tra liberazione (della donna) e ossessione per la bellezza.

Copio alcuni passaggi. “… quanto più numerosi sono gli ostacoli legali e materiali che le donne hanno abbattuto tanto più le immagini della bellezza femminile sono arrivate a gravare su di loro in modo rigido pesante e crudele…Siamo nel bel mezzo di una violenta reazione al femminismo che usa le immagini della bellezza femminile come arma politica contro il progresso delle donne: il mito della bellezza. È la versione moderna di un riflesso sociale in vigore fin dai tempi della rivoluzione industriale quando le donne si sono liberate della mistica della femminilità della vita domestica, il mito della bellezza si è sostituito a essa, espandendosi per portare avanti la sua opera di controllo sociale. La reazione contemporanea è così violenta perché l’ideologia della bellezza è l’ultima rimasta delle vecchie ideologie femminili che ha ancora il potere di controllare quelle donne, che il femminismo della seconda ondata avrebbe altrimenti reso incontrollabili. Si è rafforzata per assumere l’opera di coercizione sociale che i miti sulla maternità, la domesticità, la castità e la passività non riescono più a gestire. Sta cercando in questo momento di annullare tacitamente, e a livello psicologico, tutto ciò che di buono nel femminismo ha fatto per le donne sul piano materiale…”
Interessante l’indice, perché il libro passa in rassegna diversi momenti in cui
il mito si manifesta: il lavoro, la cultura, la religione, il sesso, la fame, la violenza.”


Dalla presentazione dell’editore:

«Le donne si sentono libere?» si chiede Naomi Wolf nell’introduzione a questo classico del pensiero femminista. Analizzando ed elaborando il concetto di bellezza, Wolf compie un percorso provocatorio e appassionato attraverso le varie fasi della vita di una donna: dal lavoro al sesso, dalla cultura all’alimentazione, dal rapporto con gli uomini a quello con le altre donne.

Il mito della bellezza torna in una nuova edizione con una curatela di Maura Gancitano e Jennifer Guerra, intellettuali e filosofe femministe.

Cos’è il mito della bellezza? È quel fenomeno atto a mantenere una gerarchia di potere, a separare ruoli, a contenere desideri.

Questo libro è saggio senza tempo, che dà voce a ossessioni e oppressioni, per aiutarci a prendere coscienza e scardinare il mito della bellezza una volta per tutte.

Traduzione di Maria Castino Bado