Da Sandro Frera riceviamo J. Hasek, Il buon soldato Sc’vèik.

“La squadra meglio informata era infallibilmente quella il cui caporale fraternizzava con l’attendente del capitano.
Quando costui aveva detto: <Si taglierà la corda alle due e trentacinque> alle due e trentacinque esatte i soldati austriaci “perdevano il contatto” con le truppe nemiche.
L’attendente dell’ufficiale era in stretto collegamento con la cucina da campo, girovagava con grande soddisfazione fra le marmitte e ordinava il proprio pranzo come se fosse in trattoria e mangiasse alla carta. <Io voglio una costoletta> diceva al cuciniere: <ieri non mi hai dato che ossi. Mettimi un supplemento di fegato nella minestra, tu sai bene che a me non piace la milza.>

Dalla presentazione dell’editore:

“Quando finite la benzina l’automobile si ferma. Eppure c’è chi vi parla della forza d’inerzia”

“Una grande epoca esige grandi uomini. […] Oggigiorno si può incontrare per le vie di Praga un uomo trasandato, che non sa quanta importanza abbia avuto la propria opera nella storia di un’epoca grande e nuova come questa. Egli percorre tranquillamente la sua strada, senza che nessuno gli dia noia e senza dar noia a nessuno, e senza essere assediato da giornalisti che gli chiedano un’intervista. Se gli domandaste come si chiama, vi risponderebbe con l’aria più semplice e più naturale del mondo: ‘Io son quello Sc’vèik…’” Con queste parole Jaroslav Hašek presentava l’umile e grottesco eroe del suo romanzo, il bonario allevatore e mercante di cani strappato alle sue pacifiche occupazioni e mandato a combattere in difesa dell’Impero austroungarico nella Prima guerra mondiale. Preso nel vortice di avvenimenti che vanno molto oltre le sue capacità di comprensione, Sc’vèik si destreggia con un misto d’ingenuità e di furbizia, forte di quella sua obbedienza assoluta alla lettera degli ordini ricevuti che porta all’assurdo e dissolve nel ridicolo ogni autorità. Nel buon soldato Sc’vèik i lettori di tutto il mondo hanno riconosciuto il campione di un irriducibile pacifismo e antimilitarismo e un simbolo dell’inalienabilità dei diritti dell’individuo contro ogni tutela e usurpazione dittatoriale.