Leggo stamattina l’articolo di fondo di Francesco Giavazzi sul Corriere.

Per chi non lo conoscesse, cosa lecita, Giavazzi è un noto economista e leggo su wikipedia che è laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano nel 1972, poi ha conseguito il PhD (corrispondente al dottorato di ricerca) in Economia presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston (Stati Uniti) nel 1978 e, infine, dopo aver insegnato a Padova e Venezia, oggi insegna in Bocconi a Milano ed è professore in visita al MIT di Boston.

Qualcosina sa, insomma.

E oggi fa un po’ di conti in tasca al Governo e all’Italia e dice grazie alla coppia Meloni Giorgetti lo spread sul debito italiano è sceso da 240 punti a 60 generando un risparmio annuo a salire fino a 36 miliardi (man mano che scadono i vecchi debiti i nuovi vengono finanziati ad un prezzo inferiore).

Poi parla del cosiddetti fiscal drag e stima che l’inflazione e il mantenimento delle aliquote fiscali abbia generato un maggior reddito per lo Stato Italiano di circa 25 miliardi.

Poi cita uno studio di Leonardi e Rizzo che sostiene che fra il 2023 e il 2025 il governo ha cancellato 15 miliardi di misure a favore delle grandi aziende.

Tutti questi soldi, termina, sono stati restituiti solo in parte a spizzichi e bocconi senza una vera politica industriale, cosa che rende l’Italia il fanalino di coda nella crescita del Pil e nella innovazione.

Ora, l’articolo non dice quanti soldi siano stati restituiti (dalla lettura si evince pochi) e non sono stati neanche impegnati nella riduzione del reddito, dato che il rapporto debito Pil non cala se non per quello che Renzi definisce gli zero virgola, la domanda corre d’obbligo: che cosa ne hanno fatto di questa montagna di soldi, senza dirlo a nessuno?

E visto che questa volta l’opinione tratta di economia, ma vi pare logico che ai tempi della scalata di Unicredit a BPM il Governo (leghista) abbia opposto la Golden Rule (ovvero il pericolo che un importante settore della nostra economia andasse all’estero – come se Unicredit non fosse italiana) e adesso che la famiglia Agnelli vende il gruppo editoriale Espresso e Repubblica a dei greci sconosciuti ai più quell’interesse nazionale alla salvaguardia degli importanti settori industriali e di servizi non venga neanche nominata, non solo dal Governo, ma da nessuna parte sulla stampa e sui giornali nazionali?

Stessa roba per l’Ilva di Taranto, dove non solo non si invoca l’interesse nazionale, ma si fanno scappare a gambe levate anche gli investitori esteri più volenterosi.

Mala tempora currunt.

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