Alla fine ha vinto il fronte del No ed io che mi sono più volte speso in quella direzione non posso che essere soddisfatto.
Sarei però prudente nel darne una interpretazione troppo politica.
La riforma era talmente pasticciata e incomprensibile ai più (e senza effetti sui tempi della giustizia) che ho l’impressione che questo risultato si debba maggiormente ad un autogol delle forze governative che alla forza dell’opposizione. Inoltre è stato vissuto da molti come un attacco unilaterale alla Costituzione, che è vero che può essere cambiata, ma solo se si raggiungono maggioranze importanti in Parlamento. In questo caso si è addirittura posta la fiducia su un testo scritto dal Governo senza alcun dibattito migliorativo parlamentare.
Senza l’intervento diretto della nostra amata Premier il risultato sarebbe stato ancora più eclatante. Lei avendo chiesto il voto per una riforma che sosteneva essere equa e giusta ha chiamato a sé il voto e questo, secondo me, spiega una percentuale per il sì che va ben oltre i meriti, posto che esistano, del testo di riforma proposto.
Per questo io non credo che questo voto significhi molto per le opposizioni, se non una bella iniezione di fiducia e entusiasmo.
Se la Meloni con la sua sola presenza riesce a catalizzare il 20% o il 25% dei voti a favore in questo caso di un nulla per di più mal confezionato, figuriamoci cosa potrà fare quando l’anno prossimo si dovrà parlare di cose serie. Lei è decisamente la più brava comunicatrice oggi presente nell’agone politico e per quanto le cose che dice di volere per il bene dell’Italia siano superficiali e spesso irrealizzabili, ecco che però già adesso lei dice di sapere e sa cosa serve all’Italia e cosa piace al suo elettorato.
Perché di qua siamo ancora così distanti da questa chiarezza propositiva?
E già perchè nel campo per il quale mi piacerebbe votare l’anno prossimo sono ancora lì a raccontarci la favola che partono i tavoli di ascolto delle esigenze della popolazione: ma dove vivono? Possibile che con tutti i loro uffici studi e con la loro esperienza quotidiana di cittadini italiani non sappiano già da tempo cosa serve all’Italia?
Ovvero lo sanno, ma se così questi loro annunci sono solo aria fritta per prendere tempo e coprire un’insipienza endemica, insipienza che, speriamo non accada, non permetterà né al campo largo, né a quello stretto di vincere le elezioni politiche.
Insomma: abbiamo scampato il pericolo di una riforma pasticciata e mal formulata. Speriamo (ma dispero) che questa euforia della sinistra si traduca in proposte chiare e comprensibili per l’Italia.
Attendiamo.

