Da Alessandra Andrenacci, vincitrice dell’ultima edizione, riceviamo Simposio nella traduzione di Giorgio Colli.

A questo proposito Alessandra ci scrive:

In questo mese di febbraio, il mese in cui festeggiamo San Valentino, ho voluto leggere un libro che, come tema centrale, ha proprio l’amore. Ho scelto il “Simposio”, di Platone.

L’opera descrive un banchetto (il simposio) in casa del poeta Agatone dove tutti i partecipanti, ospiti illustri, a loro turno, pronunciano un elogio al Dio Eros, il dio dell’amore.

Aristofane ci narra che un tempo gli esseri umani erano doppi e a forma rotonda, con quattro braccia, quattro gambe e due volti. Puniti da Zeus per la loro superbia, furono tagliati a metà e da allora passano la propria vita in cerca dell’altra metà, per ricostruire la loro unità perduta. L’amore è dunque una ricerca di interezza.

Socrate, secondo l’insegnamento di Diotima, ci spiega che Eros non è un Dio, ma un Demone un essere tra umano e divino. Sempre desideroso di quel che non ha, bellezza e sapienza.

Per la sacerdotessa Diotima, l’amore è un percorso che cresce, parte dall’attrazione per un singolo corpo bello, fino a raggiungere la bellezza dell’anima e la perfezione, e infine l’eternità.

Alcibiade conclude i dialoghi irrompendo nel banchetto ubriaco, elogia Socrate descrivendo come divino e come amante perfetto per la sua grande sapienza.

Per Platone, infine, l’amore non è solo attrazione fisica ma una grandissima forza che ci traina verso la conoscenza e la filosofia, ci eleva ad un piano fisico e spirituale aspirando all’immortalità attraverso la procreazione e le diverse virtù.

Com’è bello parlare d’amore! Che voi abbiate già trovato la vostra metà o siate ancora in cerca, in questo mese festeggiamo l’amore.

Tanti auguri a chi ama, qualunque cosa ami e in qualunque modo lo faccia.

Dalla presentazione dell’editore:

Se esiste il testo sull’amore nella nostra civiltà, a cui ogni testo successivo non può che ricondursi, questo è il Simposio, il dialogo di Platone che più di ogni altro ha mantenuto intatto il «fiore della gioventù» e ci si offre naturalmente non già come una disputa filosofica, ma come una lunga conversazione – forse la più bella conversazione della letteratura – fra spiriti «eccellenti» (oltre a Socrate, il suo grande avversario Aristofane e il bellissimo Alcibiade) che, uno dopo l’altro, prendono la parola e raccontano di una potenza inesauribile: Eros. C’è chi dice che sia il dio più antico, altri invece sostiene che è il dio più giovane, altri che è un grande demone. A tutti esso appare «meraviglioso fra gli uomini e gli dèi». Le due forme di Afrodite, il mito dell’androgino, le origini dell’antichissimo desiderio «di fare, di due, uno» e così di «guarire la natura umana», «la morbidezza e «l’asprezza» dell’amore, la natura del desiderio: con articolazione sottilissima, attraverso le varie voci, Platone tocca tutti i punti sensibili dell’eros e infine affida a una vera iniziatrice ai «misteri d’amore», Diotima, il compito di schiuderne i segreti ultimi. E qui, come pure nell’ultima, trascinante apparizione di Alcibiade, diventano espliciti, forse più di altre volte in Platone, i riferimenti alla «sapienza» e all’«enigma». Anche per questo, dunque, Giorgio Colli è stato interprete profondamente congeniale di questo testo, in cui risuonano, limpidi e misteriosi, alcuni temi che sono stati centrali per la sua interpretazione del mondo greco.