Da Paolo Pisoni riceviamo il saggio del 2025 di Gianrico Carofiglio.
Paolo nel presentarcelo ci ha scritto: “Io sto leggendo questo di Carofiglio, mi piace molto perché spiega bene come sa fare lui l’importanza di scegliere le parole giuste in qualsiasi comunicazione. Oltre a farsi capire è utile per identificare subito tentativi manipolatori o peggio nei nostri confronti. In un mondo dove tutti urlano, trovo gradevole imparare (o cercare) una tecnica più gentile.”
E Romano Antonaci annota: “Mi piace la scrittura di Carofiglio“

Dalla presentazione della casa editrice:
Le parole possono chiarire o confondere, costruire realtà condivise o generare illusioni tossiche. Occuparsi del linguaggio e della sua qualità non è dunque un lusso da intellettuali o una questione da accademici. È un dovere cruciale dell’etica pubblica. In questo libro Gianrico Carofiglio ci guida dentro l’officina della comunicazione politica e civile, mostrando come slogan, metafore e cornici linguistiche possano diventare strumenti di manipolazione o, al contrario, di liberazione. Partendo da esempi concreti – dai comizi di Trump alle retoriche dell’odio, dalle tecniche della propaganda alle parole oscure del diritto – Carofiglio insegna a riconoscere le trappole del linguaggio e a disinnescarle con chiarezza, rigore e immaginazione. Questa nuova edizione, aggiornata e ampliata, si presenta come un vero e proprio manuale di autodifesa civile: un invito a esercitare il pensiero critico, a scegliere le parole giuste, a non cadere nell’ipnosi della lingua manipolata. Perché la qualità del discorso pubblico è la qualità della nostra democrazia. “Dare il nome giusto alle cose può essere un gesto rivoluzionario.” Le parole non sono mai neutre. Saper distinguere quelle che mistificano da quelle che illuminano significa difendere lo spazio comune della verità e della democrazia.
