Da tempo sono abbonato a Librini, un blog che Serena Gobbo cura da oltre vent’anni (un po’ come me con il mio sandrofrera.blog prima e adesso questo primailettori.com). Come facile intuire Librini pubblica le recensioni che Serena dedica alle sue personali letture. Le recensioni sono tutte interessanti, ma questa che ho questo il permesso di ripubblicare integralmente è decisamente “eccentrica”, ovvero si pone al di fuori e contro la grande maggioranza dei giudizi che io personalmente ho espresso e che ho sempre sentito esprimere. Questa è la recensione.
Non riesco a capire cosa non mi entusiasmi di Maigret. Forse il fatto che sia troppo difficile seguirlo nei ragionamenti, e che si scopra il colpevole solo alla fine, senza che ti dia possibilità di arrivarci da solo. O voi ci riuscite? O forse è il fatto che fumi… e in questo romanzo, che beva bianchini come se non ci fosse un domani: è la mia anima talebana?
O forse il suo essere di poche parole, che mi suona un po’ borioso? O quel suo prendere le parti delle classi più povere, ma in un modo che suona un po’ sforzato? O forse sono io a percepirlo sforzato?
In questo romanzo Maigret soffre spesso della differenza di classe tra lui e altri personaggi: il dottore, la suora superiora, i notabili del paese… e devo dire che questa inferiorità la percepiamo bene quando personaggi del genere gli permettono di parlare, o di fare domande, in quel modo un po’ paternalistico.
Maigret in vacanza al mare si sente fuori contesto. Si annoia. Cammina, entra nei locali, guarda la gente giocare a carte… quando sente la possibilità che ci sia un delitto, sembra quasi rianimarsi.
La moglie di Maigret è stata ricoverata in ospedale per una pericolosa peritonite. Ovviamente, dove va lui, ci scappa il morto. Stavolta tocca alla cognata di un famoso medico locale, la giovane Lili.
Questo medico è molto benvoluto in paese, tutti lo conoscono e tutti lo rispettano, nonostante la sua gelosia esagerata nei confronti della moglie, che esce di casa pochissimo. Nessuno sospetta di lui neanche quando sua cognata cade dall’auto in corsa che guidava lui… Tranne Maigret, naturalmente.
Ma ricostruire i fatti, considerando che Maigret non può farlo per le vie ufficiali, non è facile. E soprattutto non si può essere veloci come quando si agisce dietro l’egida di un distintivo: infatti, dopo la prima vittima, ne salta subito fuori un’altra, un’altra giovane donna che non si capisce cosa c’entri con la prima…
E se ci fosse una terza vittima?
Simenon delinea bene i personaggi, questo non si può negare.
Ma a me Maigret continua a non suonare simpatico. Intelligente sì, ma non simpatico.

Sai che non ho mai letto le indagini di Maigret? Mi perdo qualcosa?
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ti perdi una persona musona, grande bevitori di birra e cicchetti vari con un senso della giustizia basata su una umanità inconfondibile, calda, comprensiva
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