Un lungo componimento che vorrebbe fotografare la situazione attuale.
Apocalisse.
A
- L’apocalisse era una speranza / prima che tutto impazzisse / mischiando salute e salvezza / nell’oblio di un domani non nostro.
- L’apocalisse era un sogno / d’una mattina che s’apre / prima che noi apriamo gli occhi.
- Από – andarsene / grigio e nero era il luogo / verso cui viaggiavamo in silenzio / quando l’unica luce siamo noi / che viaggiamo in silenzio nel buio / verso muri di pioggia e onde / gonfi come occhi pestati / zitti come uccelli in attesa / o insetti fermi al nostro passaggio.
- Από – separarsi / separarmi è strapparmi / rumore secco di stoffa / mani che tirano di lato / e il filo che rimane di lato / separarmi è strapparmi / scivolando nel buio / d’una memoria che affonda / come cotone inzuppato.
- Από – non esserci / non esserci pur essendoci / rispondere, ma solo di lato / non luce non suono ma impulso / specchio superficie liscia / acqua che scivola / vuota nella sua effervescenza.
B
- il presente è la qualità (nostra) / che ci fa simili a Dio, l’unica / nella quale Lui esista davvero / e noi con lui, necessariamente
- La mente a tratti ha vertigini / che mi impediscono quanto mi serve.
- Non sono convinto di ciò che sento / non sono convinto di ciò che penso.
- Non è detto che alla fine un rombo / prevalga e che il buio venga tutto.
- La fisica e il reale, / stupiscono di continuo / in quelli che chiamiamo / (che tutti poi chiamano) i miracoli.
- In essi la verità più risplende.
C
- Nel frattempo, siamo tornati all’Olimpo / dove, scacciato Zeus, Pluto risiede / con gli altri dei a cui siamo devoti.
- Ricchezza e denaro sono fedi / comuni, linguaggio ovunque compreso / pur nelle differenze senza / sostanza che il clima ci impone.
- Ad est si sostiene che di Efesto / si debba temere gli insulti, mentre / Ermes all’ovest vince ogni altro / nel culto e nella sicura promessa.
- Nessuno, né di qui, né di là, offre / ad Atena quel che sarebbe dovuto / ma tutti ne adorano i trucchi / dimenticandone gli assiomi.
- A Roma il Cristo insiste parlando / del Cristo: silenti lo ascolano tutti / col rispetto dovuto ai vecchi / colpiti da demenza senile.
D
Lontano quel tempo quando appena bambini / giocavamo ovunque a pallone / nei prati in attesa di nuovi palazzi / sui sagrati in mezzo alle palme / nei parcheggi tra le auto smarrite / quel tempo in cui qualcuno vedeva / e gridava con forza al pericolo / che succedesse ciò che è successo / dormiamo ormai tutti in ragione / e sentimento sognando bellezze / di plastica e celluloide, finte / come finti sono i nostri pensieri / con case sostituite da cose / e gruppi e valori disintegrati / in ipertrofico io sempre sfuggente / caricato a molla dal desiderio / reso costante ad arte da pillole / ed altri fumenti e tele visioni / di cosce e gioielli e profumi / auto da sogno e vacanze infinite / in un turbinio da cupo ghiacciaio / di vento e neve quotidiani.
E
- Il futuro non esiste, così come / non esiste il passato e anche / il presente vacilla nella disumana / velocità che gli eventi / hanno preso, valanga che / precipita a valle, cascata / d’acqua piovana, vento / che dai monti scuote le case.
- Concentrarsi, esserci, stare / sapienza antica che dovrebbe / tornare, ma invece latita / come il sorriso nei giorni di febbre.
- Nel tempo ci nascondiamo / quasi fosse un armadio / nella stanza da letto.
- Il nostro destino sarebbe / essere orientati dal tempo / tempo della gioia / tempo dell’attesa / tempo del dolore / tempo del rimpianto e del ricordo / ma le scosse l’hanno abolito / promettendo eterna primavera / e le medicine hanno fatto il resto.
- Caro figlio mio, Filippo, / germogli e fiori / frutti e alberi / piante e fiori / terra bruciata e secca e dura / terra che quando piove t’abbraccia / e tutto si mischia e si confonde / in un guazzabuglio che solo l’età / rende degno d’una qualche pietà.
F
- Io non c’ero quando spararono a Kennedy / perché dovevo andare a scuola e mia madre / mi vestì di fretta mentre / mia sorella e la radio, per diversi motivi, / piangevano insieme.
- Io non c’ero quando dichiararono morte / l’autorità e la scuola / ma c’era da fare casino e per quello / invece io c’ero
- Non c’ero neanche quando scoppiarono / le bombe e i fascisti così / speravano di rimettere a posto / le cose vendicando i morti e facendone nuovi / o quando Moro morì / avevo lezione quel giorno / e manifestare fu naturale / come dopo giocare a pallone / sul selciato di fianco alla mensa.
- E non c’ero quando l’Italia crollò ed emerse / l’uomo nuovo che con le tv eresse / il nuovo sistema / loquace, ridente, scanzonato / irriverente e feroce / tutto chiacchiere e distintivo.
- Dignità nell’irrilevanza / piccola onda di lago / foglia di ulivo che cade.
G
- In principio creò il cielo e la terra / in principio quando non c’ero / ma c’era qualcuno che scrisse / che in principio creò il cielo e la terra / sapendo che il passato / come la verità è solo / questione di fede / in sé e negli altri / quegli altri a cui possiamo / dare fede perché / maggioranza e gregge / mandria che ci conduce.
- Trotta la mandria verso la Chiesa / invadendo la scala e il sopra e il sotto / e il dentro e il fuori, e scuotendo la testa verso un cielo di lapislazzuli / che onorano la vita del Santo / nel silenzio io sono mandria e vitello / e toro e mucca insieme / senza speranza che da fuori / ma neanche da dentro qualcuno / possa distinguere la paglia dal fieno / tutto è fieno che passa.
H
- Ma io parlo per noi / un noi che ha risolto / un noi che non ha più freddo / un noi che non ha più fame / un noi che non ha più sete / un noi che non ha più niente / pur avendo ogni cosa e di più.
- Ora la larva è insetto / e il bruco è farfalla.
- Quanto durerà il mattino?
- La religione del tempio e l’amore / e il desiderio e il denaro / questo Pluto impone / disprezzando ogni altro volere.
- Comunità è orfani / senza suono e colore.
- Comunità è zero assoluto / intorno al quale chi trattiene / calore / inorgoglisce come tacchino a fine novembre.
I
- Από καλυπτό / getto via la maschera / e nudo rimango / nella naturale fobia / per la morte, la malattia, la vecchiaia / fobia tanto comune quanto / inaccettabile / non dovremmo temere quanto è già accaduto / ma quanto di nuovo accadrà.
- Sette erano i figli / e tre le figlie / che l’avversario si prese.
- L’apocalisse non è un tempo senza un dopo / è solo una cesura nel tempo / come sarà la morte di ciascuno / per tutti.
- Dalla finestra la collina di fronte / ondeggia e gli ulivi alternano / l’argento al bronzo.
- Può essere che un mattino / il latte rifiuti il caffè?
- E che l’acqua in cucina cambi il suo giro?
L
- In tanti suonavano il trombone / altri tamburi tesi e tonanti / nell’assenza completa dei clarini / e col piano che nel buio taceva.
- Nel bailamme tremavamo tutti / mentre alcuni correvano anche / e a gruppi si stringevano pochi / pregando dei di antica memoria.
- Non c’era pace né tra gli ulivi / né tantomeno certo in pianura / dove ad ogni guerra una nuova / seguiva in densa notte infinita.
- Gli alberi a lungo sdraiati / ribollivano di macchine infette / mentre il cielo scuriva rischiarando / in timida luna e altrettanto timido sole.
- Per non sentire e non vedere / sono chiuso in bagno indeciso / in attesa che la luce (o il buio) / finalmente fermi il frastuono.
- Dalla finestra solo lampi e tuoni.
- Così facendo nessun domani verrà.
- Amen.
