Massimo Carlotto è un ottimo narratore di micro o macro criminalità veneta.
Il suo Alligatore si è sviluppato in una serie di nove romanzi ed ha ottenuto il plauso e l’affetto di milioni di lettori.
Uno dei pregi della narrativa di Carlotto è l’attinenza ai fatti. Fatti, fatti e solo fatti.
Nel racconto Morte di un confidente in 41 pagine leggiamo di un arresto per spaccio di droga da parte di Boliviani, dell’uccisione di tre confidenti del protagonista (ispettore Campagna), del rapimento di un finto industriale Veneto da parte di una banda di croati, dell’uccisione di una collega del protagonista, dell’arresto della banda di croati e di un boss della mafia cinese, nonché delle vicende matrimoniali di Campagna e della sua imminente separazione. 41 pagine in formato A5.
Brevità. Sintesi
Come si evince nei suoi romanzi le parti psicologiche sono trattate con grande economia. Magari la parola superficialità è esagerata, ma certo l’aspetto psicologico serve solo per inquadrare il percorso che va da un fatto all’altro.
D’altronde questa è spesso la chiave degli attuali noir italiani.

