Da Lorenza Rappoldi riceviamo questo curioso libro di Piero Dorfles, nipote di Gillo Dorfles.
Questa è la danza del serpente
Che viene giù dal monte
Per ritrovare la sua coda
Che ha perduto un dì.
Ma guarda un po’
Sei proprio tu
Quel pezzettin
Del mio codin
Sì!
Dalla presentazione dell’editore:
Come si giocava una volta, quando i bambini passavano più tempo in strada e non c’erano
a disposizione molti svaghi, tantomeno quelli elettronici e il digitale? Piero Dorfles racconta
i giochi, che erano soprattutto di gruppo: tana liberatutti, le biglie, dire fare baciare lettera
testamento, facciamo che ero, campana, lo schiaffo del soldato, la lippa, rubabandiera, le
belle statuine e tanti altri. Accanto ad essi, raccoglie le conte che li accompagnavano:
filastrocche, poesiole spesso surreali e apparentemente senza significato, ispirate al
lavoro, alle fiabe, alla parodia della vita adulta. Dorfles riflette su come i giochi collettivi
siano fondamentali nella formazione di un individuo: perché insegnano a confrontarsi con
gli altri stabilendo regole e rispettandole, in un contesto in cui si è tra pari e le differenze di
censo non contano; perché sono strumenti per sviluppare la creatività, la fantasia e anche
un senso di indipendenza e responsabilità; perché consentono al bambino di trovare un
proprio ruolo e affermare sé stesso. Ne risulta l’affresco di un mondo perduto solo in parte,
che forse non sarebbe così difficile ritrovare.
