Dal blog Granchio Letterario dell’amico Ramsis Bentivoglio rubo questa scheda biografica.

Il 6 giugno, nel 1875, a Lubecca, nasceva Thomas Mann, da una prestigiosa famiglia di commercianti. Sua madre era di origine brasiliana.

Dopo la morte del padre e il fallimento dell’attività famigliare si trasferisce a Monaco. Lavora per un po’ in una assicurazione, ma poi si trasferisce a Roma, assieme al fratello, dove legge e scrive, sostenuto dalla madre.

Nel 1901 pubblica i Buddenbrook, storia di una famiglia di Lubecca in decadenza. Da qui inizia la sua carriera come scrittore.

In famiglia c’era già il fratello Heinrich che esercitava la scrittura per professione, come giornalista, ma sarà Thomas a diventare famoso e a vincere il Nobel nel 1929.

Nonostante la fama e il riconoscimento, per tutta la vita soffrì di depressione.

Dopo l’ascesa di Hitler, Thomas si vide costretto a fuggire in Usa dove mantenne un tono sempre polemico contro il Fuhrer e il nazismo, registrando ripetutamente messaggi a favore della resistenza in Germania.

Anche i suoi libri furono messi al rogo dalle SS durante il “Bücherverbrennungen” nel maggio del 1933.

Con La montagna incantata (1924), ottenne un riconoscimento internazionale. Qui potè raccontare i temi della malattia e della ricerca del senso della vita, attraverso la sua esperienza in un sanatorio a Davos, in Svizzera.

Per tutta la vita celò la sua omosessualità, ed era anche sposato, ma in Morte a Venezia (1912) e Tonio Kröger (1903) riuscì a parlarne esplicitamente.

La sua ultima opera, una tetralogia su Giuseppe (1933-1942), personaggio biblico, colui che interpretava i sogni del faraone, è una rilettura dei temi biblici e antichi della cultura religiosa.

Morì nel 1955 a Zurigo.

Mann è uno scrittore fondamentale per capire il 900 tedesco ed europeo, con un impianto stilistico ottocentesco, ma con un respiro più ampio che, ancora oggi, risulta essere attuale e originale.