Alessandra Andrenacci, dopo aver vinto la scorsa edizione, ha partecipato a questa con un romanzo e due Foto Leggere.
Il romanzo segnalato da Alessandra è Gli occhiali d’oro di Giorgio Bassani, un classico, ormai quasi dimenticato, della nostra letteratura della seconda metà del novecento.
Per presentarcelo Alessandra scrive: “Un libro breve, ma intenso e malinconico. Un giovane studente ebreo ci narra la storia di un medico veneziano, Athos Fadigati, che si trasferisce a Ferrara. Dapprima stimato e amato, poi escluso per la sua presunta omosessualità. Siamo nella splendida Ferrara, ben descritta da Bassani. Ci ritroviamo a camminare con lui nelle notti deserte e nebbiose verso il Montagnone. E a mezzogiorno scendiamo con l’autore per via Savoranola quieta e soleggiata, con la musica che esce da una radio e con gli odori buoni della cucina. Passeggiamo la domenica mattina per Corso Roma fino al Duomo sotto ai portici, pieni di folla, ci sediamo nei bar all’aperto. Siamo negli anni Trenta, e pace e serenità finiranno presto, almeno per i nostri protagonisti.
Le leggi razziali Fasciste verranno presto attuate, e tutto diventerà tetro e opprimente.
Gli occhiali d’oro del dottor Fadigati diventeranno il simbolo di una diversità che non potrà più essere tollerata. Una storia di esclusioni, ma anche di una grande amicizia, con un triste epilogo che non possiamo cambiare, perché non si può cambiare la storia. Possiamo però prenderne atto e sperare che alcune cose non si ripetano mai più!”
Dalla presentazione dell’editore:
In una Ferrara ricca, affascinante ma oppressa dal fascismo, un giovane studente ebreo, voce narrante del romanzo, incrocia il suo destino con quello di Athos Fadigati, un maturo medico di chiara fama. L’amicizia che nasce fra i due farà scoprire al narratore che dietro tutta la cultura e la raffinatezza del dottor Fadigati si cela un abisso di solitudine dovuto alla sua presunta omosessualità. Un peccato che l’Italia di allora non contemplava fra quelli che potevano essere redenti… E gli occhiali d’oro dello stimato professionista diventano il simbolo di una diversità sempre meno tollerata, così come l’appartenenza all’ebraismo del narratore, una diversità che non potrà che andare incontro a una catarsi tragica.



