Il sopravvissuto è il primo romanzo di Scurati, pubblicato nel 2005 e vincitore, ex aequo, del Campiello di quell’anno. Sandro Frera ce lo racconta e commenta.
“Avete presente Ottavio Postiglione, l’insegnante trapiantato al nord che partecipa al ritrovo raccontato da Carlo Verdone nel 1988 nel suo Compagni di scuola? Quello coltissimo, ma di una logorrea insopportabile? Ecco, Scurati in questo suo romanzo d’esordio ricorda un poco quel modo di esporre.
Nella lettura del Sopravvissuto la tentazione di saltare interi paragrafi è continua, anche perché spesso gli insistiti ragionamenti, le riflessioni e i paragoni si compiacciono di immagini disturbanti e paragoni estremi. E uno salta. Tanto lo svolgimento della vicenda è talmente lento (nell’edizione a mie mani 392 pagine) che il lettore ha sempre modo di rientrare con la sicurezza di non essersi perso nulla di essenziale.
Ciò che ti tiene legato al romanzo è ciò che accade all’inizio che, nella sua straordinarietà, pone le fondamenta per reggere tutto il successivo dipanarsi del nulla.
Siamo al giorno degli orali dell’esame di maturità in un oscuro liceo di provincia e il membro interno della commissione, professor Marescalchi di storia e filosofia, attende con ansia che si presenti il primo candidato, Vitaliano Caccia, già bocciato l’anno precedente e in odore di ri-bocciatura anche quest’anno. Anzi i colleghi glielo hanno già fatto capire: gli hanno dato voti insufficienti agli scritti (ma non tali da presupporre la bocciatura per forza – questo per evitare eventuali ricorsi da parte della famiglia) e contano di inchiodarlo all’orale. Ma Vitaliano non si presenta. E Marescalchi chiede di attenderlo, fino a ché il candidato si presenta, ma, invece di sedersi al suo posto attendendo le domande, estrae una pistola ed uccide tutta la commissione, salvo il membro interno. Marescalchi, appunto, il sopravvissuto.
Qui siamo più o meno a pagina 40. Il resto delle 350 pagine è dedicato a ciò che capita al Marescalchi dopo quell’evento, l’ospedale, il risveglio, il piantonaggio (temono che l’assassino possa tornare ad ammazzarlo), i funerali, la televisione, la psicoterapia, ma, soprattutto, la ricerca da parte sua delle ragioni che possono aver condotto ad un gesto tanto estremo quello che man mano scopriamo essere stato uno dei suoi allievi prediletti. Anzi, senza dubbio, il suo allievo prediletto.
Questo lungo peregrinare è farcito di continui riferimenti alla condizione di insegnante, allo scetticismo e al disincanto che pervade la stragrande maggioranza del corpo insegnante, alla costante contrapposizione tra un noi adulto e un loro adolescenti o giovani, violenti e incomprensibili. In questo forse anticipando di vent’anni quel che mi pare di capire sia uno dei temi del tanto lodato Adolescence in onda ora su una delle più note rete di streaming.
La lentezza e la durata del “poi” è sorretta anche da un escomatage narrativo che, alla sua scoperta finale, rende la lettura ancora più rancorosa nei confronti dell’autore. E già perché il sopravvissuto per cercare di capire le ragioni che possono aver indotto il suo allievo prediletto ad un gesto folle si riprende il diario che scrupolosamente aveva tenuto dell’anno appena trascorso, ma invece di partire dalle ultime settimane ci fa sorbire tutto l’anno scolastico. Trucchetto questo che serve certo a descrivere ancora meglio il carattere a sua volta disincantato del sopravvissuto (descrizione insistita per moltissime pagine e da diverse angolazioni), ma che, è evidente, è contrario alla logica della ricerca stessa.
E già perché alla fine scopriamo che la settimana prima dell’esame di maturità il suo protetto era strano, agitato, violento, assente e stava preparando una tesina per l’orale dal titolo significativo Genocidio, tema trattato dal Marescalchi in una delle sue ultime lezioni, equiparando in un gran mischione tutte le innumerevoli stragi compiute nelle diverse parti del globo e nelle diverse epoche storiche.
Ora, un tuo alunno ammazza tutta una commissione d’esame e, tu, unico sopravvissuto, che ne vuoi capire le ragioni, non ti ricordi di aver trattato un tema del genere e delle reazioni che lo stesso possono aver suscitato e del fatto che sua madre fosse venuta a chiederti aiuto? Non credibile e proprio per questo diciamo, per simpatia verso i logorroici, solo un pochino irritante.
Conclusioni.
Proprietà di linguaggio esibita da Scurati? Di qualità superiore.
Capacità di tenere legata la storia nonostante una vis logorrea di altissimo livello? Notevole.
Piacevolezza della lettura? Discutibile, specie per un certo sadismo nel voler infliggere al lettore una aggettivazione spesso spiacevole.
Si arriva in fondo, ma un po’ affaticati. Da leggere? Vedete voi.”
Dalla presentazione dell’editore:
Un liceo come tanti, il giorno della prova orale dell’esame di Stato. La commissione attende il primo candidato: un ventenne fatalmente maledetto candidato a una seconda bocciatura. Quando finalmente arriva, Vitaliano Caccia estrae una calibro 9 e stermina i suoi professori, a uno a uno, a bruciapelo. Risparmia soltanto Andrea Marescalchi, l’insegnante di storia e filosofia. Il sopravvissuto. Spetterà a lui il compito di interrogarsi sulle ragioni dell’inaudita violenza. Romanzo di idee e di immagini, dove la narrazione si intreccia a profonde meditazioni, “Il sopravvissuto” fa riecheggiare con forza estrema lo “spirito del tempo” di un’epoca, la nostra, in cui tutti siamo possibili vittime di una violenza casuale, priva di motivi plausibili e di cause individuabili. Una violenza che viene da uno spazio interno, sotterraneo. Da una rinata memoria del sottosuolo.
