Anni fa Sandro Frera ha scritto questo pezzetto che confronta due best seller come Stoner di Williams e Berta Isla di Marias.

Su questo sito sono stati segnalati sia Stoner (Rosa Ghislandi e Paolo Coletti) che Berta Isla (Anna Valentini). Entrambi sono stati dei clamorosi successi editoriali.

Li leggo uno dopo l’altro in rigoroso rispetto della data di segnalazione. Prima Stoner e poi Berta.

Williams è uno scrittore americano, già defunto, fin qui poco noto in Italia. Negli Stati Uniti ha vinto nel 1973, leggo, il National Book Award, che detto così deve essere una cosa importante. E’ professore alla Columbia e ambienta la sua storia proprio in quella università.

Marias è uno scrittore spagnolo contemporaneo, già segnalato in passato su Prima i Lettori e vincitore di innumerevoli premi nazionali e internazionali.

Siamo quindi nell’elite mondiale della letteratura. Mai come in questo caso è tattile la diversità tra la letteratura statunitense e quella europea.

Williams in 300 pagine circa racconta tutta la vita di questo oscuro professore di letteratura medioevale inglese, mai uscito dal Missouri (che non ha fama per essere il posto più cool dell’universo) che, partito contadino, si innamora della letteratura, la insegna, si sposa, ha una figlia, litiga con un collega, ha un’amante, si becca il cancro e muore.

Marias in circa 500 pagine racconta di uno strano matrimonio e della sua protagonista, Berta Isla, madrilena, innamorata persa del fascinoso marito che scopre presto essere una spia. Per dare una idea dello stile a metà libro siamo alla scoperta, ad inizio matrimonio, della strana professione del marito. Lunghe riflessioni. Flusso di coscienza. Sentimenti e ricordi analizzati nei dettagli.

Sì, è vero: l’hard boil ha profondamente rivoluzionato la letteratura nord americana (e non solo), ma il punto è che Stoner è, come avrete capito, tutt’altro che una storiaccia di gangster, bulli e pupe. E’ anche quella (come Berta Isla) una storia che ha come scopo quello di farti conoscere a fondo il protagonista e, marginalmente riflettere sulla storia americana. Solo che lo stile è privo di fronzoli, non riferisce se non sentimenti e fatti. I pensieri del protagonista, quando vengono riferiti, sono asciutti, come lenzuola stese al sole.

Marias, invece, si dilunga, analizza, approfondisce, taglia, affetta, come diceva Baricco che un buon scrittore deve fare e come ha fatto Proust, Joyce e in parte (meno) Musil.

Questa è l’Europa e quella l’America? Noi siamo figli di Proust e loro di Poe? Credo di sì. Lo spirito delle leggi che annotava Montesquieu nasce dallo spirito di un popolo in questi due libri si tocca con mano.