Dalla Galleria Rubin riceviamo questo invito che volentieri diffondiamo.
Dal ripensamento al pretesto. La produzione grafica di Massimo Campigli.
Galleria Rubin è lieta di annunciare la mostra personale di Massimo Campigli. La prima esposizione dell’artista in galleria raccoglie una selezione di opere grafiche, dagli anni trenta agli anni sessanta, che celebrano la figura femminile in un’armoniosa coesistenza tra attualità e antichi splendori.
Il titolo della mostra (Dal ripensamento al pretesto) fa riferimento alla dualità tra la costante ricerca
dinamica di un’ideale di perfezione e l’apparente monotonia nell’utilizzo delle forme geometriche.
Le grafiche di Massimo Campigli risultano essere l’esito di una continua modifica in corso d’opera che sottintende ricerche cromatiche, compositive e materiche differenti, riscontrabili nelle diverse tirature, ma anche all’interno della stessa. Da qui viene il concetto di “ripensamento”. D’altra parte, il costante ricorso a moduli già rodati, efficacemente sviscerati e quindi pronti per essere utilizzati all’occorrenza diventa “pretesto” al raggiungimento della perfezione compositiva, il singolo oggetto viene dunque impiegato potenzialmente all’infinito.
Così Campigli dichiarava: “Forse agli occhi altrui la mia pittura è poco cambiata da allora. Ai miei
occhi è diversissima. Io certo sono fra i pittori meno mutevoli. Ma più che trovarmi monotono, mi
meraviglio della varietà, per esempio, dei miei soggetti, o chiamiamoli pretesti. Perché vado cercando non la varietà, ma il soggetto perfetto, che io possa magari dipingere all’infinito.”
Quello raffigurato nelle sue opere è un universo tutto al femminile. La sua arte è fatta di donne sole e silenziose, intoccabili e inviolabili. Le colloca in una dimensione estemporanea in cui le figure non sono quasi mai inserite in spazi concreti.
Le gonne svasate, a campana, a tubino, disegnano le loro sagome; le braccia composte e le acconciature ordinate danno loro un’aria pacata e regale. Sono le donne di Campigli, quelle tranquille in pose solenni, eleganti, nobili, impreziosite talvolta da gioielli e accessori: donne come imperatrici del passato.
In mostra saranno presenti sedici grafiche di diverso formato, compreso un suo autoritratto del 1965.



