Gabriella Ventura ci segnala questo romanzo del 1965 nella versione tradotta da Italo Calvino.
A questo proposito Gabriella ci scrive: “Storia assurda che si srotola dal 1264 ai giorni nostri su piani temporali sovrapposti e paralleli, in cui le figure dei due protagonisti si confondono. Un grandissimo divertimento linguistico certamente ancora più godibile se letto in francese.“
“Rifletta un momento; e non voglio qui far uso del verbo pensare che forse la spaventerebbe, le chiedo solo di riflettere, non nel senso in cui il verbo riflettere è usato a proposito degli specchi, il che denoterebbe una riflessione assai superficiale per quanto più consueta, me ne rendo ben conto, a voialtre fanciulle.” R. Queneau
Dalla presentazione dell’editore:
“Appena presi a leggere il romanzo pensai subito: è intraducibile! Ma il libro cercava di coinvolgermi… mi tirava per il lembo della giacca, mi chiedeva di non abbandonarlo alla sua sorte, e nello stesso tempo mi lanciava una sfida”. I. Calvino. – Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salí in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevano calvadòs…»
