Una visita di Sandro Frera ad una mostra particolare. Ecco il racconto.

Qualche sera fa stavo andando ad ascoltare la Professoressa Anna Torterolo che ci avrebbe deliziato col racconto della esposizione di Guernica a Milano nel 1953. Ero insolitamente in anticipo.

Passeggiando lungo via Fiori Chiari un cartello mi ha incuriosito e quindi sono entrato.

Lo spazio era quello della galleria Robertaebasta (via Fiori Chiari 3) di mobili art nouveau, Interior design e arti decorative del XX secolo.

All’interno posati su poltrone o appoggiati a mobili vari erano esposti molte opere di quattro artisti newyorkesi: Crash, Daze, Kool Koor e Sonic Bad.

Questi quattro signori, nati tutti a New York tra il 1961 e il 1963, sono tra i creatori della cosiddetta street art, ovvero di coloro i quali iniziando col dipingere i vagoni della metropolitana hanno poi invaso i muri delle periferie urbane, dando così il via ad un fenomeno che come noto ha abbellito tutte le principali città europee e mondiali.

Dalle periferie e dai vagoni già negli anni 80 loro quattro venivano ospitati nelle maggiori gallerie mondiali e, per questa via, ora le loro opere fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche.

Crash, ovvero John Matos, è quello con la maggiore vocazione alla costruzione del quadro.

Daze (Chris Daze Ellis) racconta le periferie. In Kool Koor si sentono spezie di surrealismo, mentre con Sonic Bad (Jesse Rodriguez) torniamo, con maggiore energia quando non addirittura violenza, al racconto delle notti della città.

Le composizioni tutte rigorosamente in acrilici spruzzati e saltuariamente con pennarelli hanno colori vivaci, energici, appunto, e illuminano ciò che sta loro intorno.

Le composizioni, come dicevo, sono di norma non rigorose, ma lo spazio viene occupato con grande libertà espressiva. Le linee nere che spesso delimitano lo spazio rimandano al mondo dei fumetti e l’inevitabile piattezza dovuta alla tecnica utilizzata viene spesso strappata da salti nella prospettiva o richiami ad uno spazialismo di maniera.

Aiuta e molto la sintesi critica di Raffaella Caruso, mentre Roberto Mazzacurati si fa una domanda (“che possibilità hanno questi artisti di crescere di valore nel tempo?”) senza una risposta.

Bella. Interessante. Da vedere. La mostra è aperta fino al 14 dicembre.