Da Barbara Brancato riceviamo il romanzo del 2010 di Stefano Zecchi sul dramma istriano.
A questo proposito Barbara ci scrive: “Vi segnalo una piccola storia all’ interno di una Storia più grande, e forse non abbastanza conosciuta. Padre e figlio italiani fuggono dalle zone assegnate alla Jugoslavia nel 1945. Come tanti altri. Storia di amore per una patria perduta e di sogno per una nuova. Con una meta in mente e un sogno nel cuore: Trieste. La città che significa libertà.”
Una citazione:
“Maria a dirle quali fossero le cose giuste e quelle sbagliate. Era sempre presente nel nuovo gruppetto di persone che piano piano si era formato a casa nostra, e ben presto dai loro discorsi avevo capito che non era una fantasia del nonno il fatto che tra breve a Pola sarebbero ritornati gli slavi. Però speravo che la mamma continuasse a dare ragione a Maria e non a papà né al nonno: volevo rimanere nella mia città, nella mia casa, non riuscivo proprio a immaginarmi altrove.
E se gli slavi, una volta arrivati, ci avessero maltrattati, derubati, imprigionati come nel maggio scorso? Terrorizzato da questo pensiero, non sapevo più se stare dalla parte della mamma e di Maria o da quella del papà e del nonno. Allora rimandavo la decisione alla sera, quando mi sarei trovato a letto pronto per dormire. Mi affidavo a quel filo di luce che sapevo entrare da un punto preciso delle imposte e andare a formare piccole macchie sulla parete. Disteso, in attesa del sonno, le contavo: una e vinceva la mamma, due e vinceva il papà, tre la mamma, quattro il papà… Mi addormentavo sempre più indeciso e impaurito.
Immaginai che l’addio alla mia città fosse stato deciso all’improvviso nella notte del capodanno 1947.
Era stata organizzata una bella festa al teatro Ciscutti. La mamma mi aveva fatto indossare il mio vestito più elegante: giacca e pantaloni grigio chiaro, camicia bianca con i polsini di madreperla, cravattino azzurro e scarpe di vernice nera. Anche mio padre era vestito bene: non lo ave¬vo mai visto così raffinato. La mamma era bellissima con il suo abito lungo blu e un ampio scialle a fiori. Poi c’erano il nonno, la nonna e Maria, tutta in bianco, come sempre.
Per l’occasione il teatro era stato trasformato: c’erano dei tavoli, era stato creato lo spazio per il bar e la pista da ballo. Le bandiere tricolori addobbavano ogni angolo della sala. La gente andava e veniva, si alzava dai tavoli per salutare le persone sedute altrove, come se s’incontrassero per la prima volta o dopo molto tempo. Era tutto un “addio”, “a presto”, “buona fortuna”. Mi era chiaro che qualcosa d’irreparabile, di decisivo si stesse compiendo.“
Dalla presentazione dell’editore:
Pola 1945. La storia è crudele con gli italiani dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume: se nel mondo si festeggia la pace, qui le loro sofferenze non hanno tregua. Il dramma della gente di Pola sconvolge la famiglia del piccolo Sergio, costretta a subire umiliazioni e soprusi da parte dei nuovi occupanti slavi. La mamma di Sergio, Nives, maestra di scuola elementare, si batte con grande coraggio nella difesa dei confini della patria: colta, autorevole, fiera, raccoglie intorno a sé i propri concittadini che non intendono chinare la testa di fronte alle decisioni dei vincitori. Anche Sergio nutre per la madre una vera ammirazione. Ha sei anni, è cresciuto con lei, ha visto il padre per la prima volta soltanto al suo ritorno dalla guerra. Per lui prova soggezione, quasi diffidenza. Intanto l’annessione dell’Italia orientale alla Jugoslavia travolge l’esistenza degli istriani. Nella famiglia di Sergio è tempo di decisioni gravi. Flavio e Sergio, padre e figlio, impareranno a conoscersi, suggellando un’affettuosa dolcissima alleanza, che li aiuterà, dopo imprevedibili avventure e grandi sofferenze, a costruire una nuova vita insieme. Nelle pagine di questo romanzo, la rigorosa ricostruzione di un periodo terribile e ancora poco conosciuto del Novecento si accompagna a una storia intima, delicata, toccante. Stefano Zecchi dà vita a un affresco importante, che illumina il dramma di un popolo e insieme racconta tutta l’emozione di un grande amore tra padre e figlio.
