Riprendiamo dopo la pausa estiva la pubblicazione dei 10 libri più venduti nel mese scorso presso la libreria il Tempo Ritrovato Libri di Corso Garibaldi a Milano. Resistono in classifica di mese in mese Duhamel e Alba De Cespedes.

Come sempre sotto la classifica una breve sinossi dei libri.

1° – Interpretazioni dell’amore di Jane Campbell – @atlantide
2° – Eredi della sconfitta di Kiran Desai – @adelphi
3° – Timidezza e dignità di Dag Solstad – @iperborea
4° – Elise o la vera vita di Claire Etcherelli – @l’orma
5° – Il nano di Pär Lagerkvist – @iperborea
6° – Le lupe di Boileau – Narcejac – @adelphi
7° – Confessione di mezzanotte di George Duhamel – @ago
8° – Le droghe di Laudomia Bonanni – @cliquot
9° – L’estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi di Tatiana Tibuleac – @keller
10° – Prima e dopo di Alba De Cespedes – @cliquot


1° – Interpretazioni dell’amore di Jane Campbell – @atlantide: da più di cinquant’anni il professor Malcolm Miller conserva un segreto, custodito in una lettera affidatagli da sua sorella Sophy poco prima di morire insieme al marito in un tremendo incidente. Una lettera che racconta la verità sul padre della piccola Agnes e su una notte terribile e meravigliosa. Allora Malcolm e Sophy erano poco più che ragazzi, con l’intera esistenza davanti, l’amore una possibilità ancora da esplorare. Il destino però ha voluto diversamente e adesso che Malcolm sente avvicinarsi la fine, il matrimonio della figlia di Agnes, Elfie, è forse l’occasione giusta per lui per lasciare finalmente deflagrare questa verità e mettere a posto quello che, sempre più, gli appare uno sbaglio imperdonabile. Ma Malcolm non è il solo ad arrivare al matrimonio di Elfie con un segreto celato dentro di sé e la sensazione di qualcosa di irrisolto nella propria vita: Agnes, che sta vivendo una complicata storia d’amore con il suo nuovo partner e che da sempre è alla ricerca del proprio cammino nel mondo, è preoccupata perché per la prima volta tornerà nella grande casa dove viveva con il vecchio marito, e una inquietudine simile attanaglia Joseph, parente degli sposi ed ex terapista della stessa Agnes, che per lei ha sempre nutrito una strana e inconfessabile attrazione. Quale, in tutti loro, il significato del desiderio che in un modo o nell’altro nel tempo hanno occultato anche a se stessi? Avvolgente ed enigmatico come spesso sono le vie del cuore, meditazione intima e luminosa sul passato e sull’appartenenza, Interpretazioni dell’amore è un romanzo corale bellissimo e doloroso che esplora magistralmente il profondo mistero alla base delle connessioni nascoste che ci legano l’uno all’altra.

2° – Eredi della sconfitta di Kiran Desai – @adelphi: Tutto comincia con un vecchio giudice che vive in una dimora cadente di Kalimpong, alle falde dell’Himalaya orientale, col suo misero cuoco senza neppure un nome, e una cagna, Mutt, che del giudice sembra l’unico amore. Ma questo terzetto in apparenza dimesso diventa, con l’arrivo della nipote del giudice, Sai, l’epicentro di un terremoto narrativo le cui onde si propagano in ogni direzione e raggiungono ogni latitudine: dalla New York degli anni Ottanta, dove il figlio del cuoco lavora in una sfilza di ristoranti nascondendo al padre le miserie della sua avventura americana, alla Cambridge dei primi anni Quaranta, dove il giudice ha frequentato l’università, all’Unione Sovietica, in cui si è interrotto il sogno astronautico del padre di Sai. E nella stessa Kalimpong, mentre si concretano i presagi della rivolta nepalese, Sai intreccia col suo precettore, e futuro nemico, la più inevitabile delle passioni. Già da questi pochi fili si intuisce la ricchezza del sontuoso sari narrativo cui Kiran Desai ha dato la forma di un romanzo appassionante, terribilmente triste e brutalmente comico. E per una volta non serve soffermarsi sul fascino di una voce, e di un mondo intriso di dolore, perché la magia di queste storie tremendamente vere sta anzitutto nel loro elemento più ovvio, ma anche più raro: la prosa amara e calda in cui sono scritte.

3° – Timidezza e dignità di Dag Solstad – @iperborea: Dov’è stato l’errore? Dov’è che i sogni e gli ideali di una generazione sono finiti su un binario morto, mentre il mondo cambiava direzione? Per Elias Rukla, professore di liceo a Oslo, tutto comincia un lunedì mattina, mentre spiega L’anitra selvatica di Ibsen a una classe di maturandi assonnati e ostili. La noia degli allievi, la frustrazione della routine, l’indifferenza con cui è accolta una sua nuova interpretazione gli fanno salire dentro una rabbia incontrollabile e, in preda a una grottesca crisi di nervi, distrugge il suo ombrello nel cortile della scuola insultando gli studenti. Da quel drammatico gesto prende avvio una resa dei conti interiore che lo porta a ripercorrere la sua vita. Gli anni di università, liberi e folli, l’impegno politico e la curiosità intellettuale, l’inseparabile amicizia con il fascinoso Johan Corneliussen, marxista kantiano, l’irraggiungibile bellezza di Eva Linde, diventata inspiegabilmente sua moglie. E poi il deterioramento, i silenzi, i compromessi, le fughe, fino a quella gabbia senza uscita in cui si sente rinchiuso. Nella prosa serrata di Solstad, in un crescendo di tensione, la parabola di Elias Rukla diventa quella di un’intera generazione che, partita da utopie rivoluzionarie, non ha saputo difendere neppure gli ideali socialdemocratici, e si ritrova perdente ed estranea in una società in cui non si riconosce, senza riuscire a capire se è colpa sua o di quel mondo neoliberista e individualista che sta sbagliando strada.

4° – Elise o la vera vita di Claire Etcherelli – @l’orma: Dove si nasconde la «vera vita»? Élise l’ha inseguita fino a Parigi lasciandosi alle spalle una Bordeaux di case popolari dove vivere era solo un compito già scritto. Al fianco dell’adorato e irrequieto fratello minore Lucien, che va maturando un’impetuosa coscienza di classe, Élise scopre la metropoli quasi con apprensione. Siamo alla fine degli anni Cinquanta e le tensioni sociali s’intrecciano al boom economico. La ragazza trova lavoro in fabbrica – luogo al contempo di sfruttamento ed emancipazione – dove conosce l’operaio algerino Arezki. Alla catena di montaggio nasce un amore scomodo, costretto a fare scandalo suo malgrado. Nel razzismo imperante, la coppia consuma le notti al riparo dal disprezzo della società, passeggiando per i boulevard di Parigi in cui risuona sommessa la parola «liberazione».
Sullo sfondo, come un basso continuo, gli echi della guerra d’Algeria. Il potere comincia a rispondere al dissenso con i manganelli, finché la Storia non s’infila tra le pieghe della loro relazione e la trascina con sé. Pubblicato in Francia nel 1967, Élise o la vera vita racconta un amore fatto di silenzi e coraggio, consegnandoci alle scelte di una donna – e di una generazione – in lotta per deviare il corso del mondo.

5° – Il nano di Pär Lagerkvist – @iperborea: Scritto negli anni della Seconda guerra mondiale e ambientato in una corte rinascimentale italiana, Il nano è forse l’opera in cui più esplicitamente Lagerkvist si interroga sul presente: la guerra, la peste, gli avvelenamenti e i tradimenti narrati sono evidenti proiezioni delle tragedie di cui è testimone. Ma è soprattutto con l’inquietante figura del nano di corte che l’interrogativo si spinge fino in fondo, in un tentativo, amaramente attuale, di capire perché periodicamente nella storia l’odio, l’indifferenza ai massacri, il trionfalismo bellico arrivino a prevalere su quei valori che rendono l’uomo umano. Il nano, che regge le fila dell’azione e attraverso il cui sguardo distorto veniamo a conoscenza di fatti e personaggi, incarna questa aberrazione, l’essere amputato della sua umanità fisica e spirituale che ubbidisce solo alla logica del potere. Disprezzando la corporeità in ogni sua manifestazione, dal cibo al desiderio, all’attaccamento alla vita, è nauseato dalla povertà, dalla malattia, dalla sporcizia dei profughi; privo di trascendenza, è cieco alla nostalgia dell’infinito, al dubbio e alle contraddizioni, alla gioia, all’arte e all’amore, scambiando per superiorità la propria limitatezza e per lucidità la propria mediocrità. Ma il nano non è che quella creatura «dal volto di scimmia che talvolta leva la testa, affiorando dai bassifondi dell’anima», è il «sosia» del principe guardato con un cannocchiale capovolto. Sterili, i nani sono generati dagli uomini, «appartengono alla razza umana e non vi appartengono, ospiti di passaggio, in una visita che dura da migliaia di anni».

6° – Le lupe di Boileau – Narcejac – @adelphi: Lione, 1941. Fuori, la guerra, l’occupazione, il coprifuoco, il razionamento. Dentro, nell’immenso appartamento borghese, buio, deserto e polveroso, come «perduto al fondo del tempo», due donne temibili e un uomo che pensava di usarle per i propri scopi – e invece somiglia sempre più a un condannato a vita. E dire che, quando si era presentato in casa della «madrina di guerra» del suo compagno di prigionia Bernard (morto durante la loro evasione dallo Stalag), Gervais era convinto di avercela fatta: si era spacciato per l’amico, la donna e la di lei sorella minore lo avevano accolto (almeno in apparenza) con assoluta fiducia, e lui si era lasciato avvolgere in un tiepido bozzolo di carezzevoli premure, riuscendo a sedurle entrambe senza troppa fatica. O forse erano state loro a sedurlo… e quel tiepido bozzolo non era che una ragnatela inestricabile… Quando ne arriverà una terza, di donna, la sorella di Bernard, il gioco si farà durissimo. Se non altro perché la posta è un’eredità di venti milioni di franchi. A poco a poco, tra ambiguità, sottintesi e secondi fini (tutti deliziosamente malvagi), assisteremo a una vertiginosa partita di scacchi, in cui da ogni frase e da ogni sorriso sembra nascere una minaccia, e ogni mossa può essere mortale. Dando prova, ancora una volta, di una prodigiosa abilità, la «coppia diabolica» del noir francese fa crescere la suspense fino all’ultimo, crudelissimo colpo di scena, e ci regala un romanzo claustrofobico che, a distanza di quasi settant’anni, non ha perso nulla del suo fascino sinistro.

7° – Confessione di mezzanotte di George Duhamel – @ago: Parigi, primo Novecento. La Belle Epoque ha invaso le strade della capitale francese e il progresso sembra essere l’unica alternativa per vivere un’esistenza al passo con i tempi. Louis Salavin ha altro a cui pensare. Impiegato della ditta Socque et Sureau, con la piatta mansione di correggere testi sulle trebbiatrici, mal sopporta i suoi colleghi in carriera, lo squillo del telefono e la sua vita in generale. Un giorno, mentre tempera una matita per romperne nuovamente la mina, Salavin viene chiamato nell’ufficio del signor Sureau per controllare delle carte da firmare. Ma nell’attesa la sua attenzione viene catturata da un particolare: l’orecchio del signor Sureau. Quell’angolo di pelle esercita un potere magnetico e fatale su Salavin, al punto che l’istinto di toccarlo scavalca infine il buon senso, impendendogli di reprimere il desiderio: licenziato in tronco. Senza più i suoi punti di riferimento comincia a vagare per Parigi, alternando confusamente momenti di euforia agli abissi della depressione, oscillando così tra buoni propositi e piani delittuosi. Georges Duhamel presenta al lettore un personaggio la cui materia umana è composta dai chiaroscuri delle contraddizioni, dalle sabbie mobili delle insicurezze, dai dubbi, laceranti, che lo condannano all’irresolutezza. È l’uomo moderno che perde il legame con il primordiale e si chiude in una vita che non gli appartiene e quando finalmente se ne libera, l’illusione di aver ripreso il controllo della propria esistenza sfocia nell’ansia del peso della libertà. Un romanzo degli anni Venti che non si fatica, a più di un secolo di distanza, a sentire vicino e senza tempo, capace di adempiere quella che è forse l’unica funzione universale della letteratura: indagare l’animo umano nelle sue declinazioni sempre diverse.

8° – Le droghe di Laudomia Bonanni – @cliquot: Chiariamo subito ogni equivoco: questo non è un romanzo sulle droghe – l’ombra mortifera della dipendenza da eroina aleggerà solo sulle ultimissime pagine – ma la storia di una famiglia dove ognuno vive la sua solitudine intossicata, la sua defezione anestetizzante da una vita pienamente vissuta. C’è Nino, bambino introverso, poi adolescente sensibile, infine universitario che mette in pericolo la sua stessa vita. C’è suo padre, che dalle delusioni si lascia spegnere giorno dopo giorno. E infine c’è Giulia, la madre – matrigna, in verità – che in fondo è quella che si rende conto, nonostante le apparenze, di essere scappata più di tutti, e da tantissime cose. Sullo sfondo, un’Italia del Dopoguerra che fugge via veloce anch’essa da sé stessa, cancellando ogni punto di riferimento. Le droghe ebbe poco successo quando uscì, nel 1982. Ma oggi, oltre quarant’anni dopo, è molto più facile cogliere non solo il valore letterario della scrittura precisa, aspra e mai consolatoria di Laudomia Bonanni, ma anche riconoscere nei suoi personaggi il nostro stesso intorpidimento autoindotto, la nostra drammatica accettazione di un modo di vivere diverso da ciò che siamo davvero.

9° – L’estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi di Tatiana Tibuleac – @keller: Aleksy ricorda ancora l’ultima estate che ha trascorso con sua madre. Sono passati tanti anni da allora, ma quando il suo terapeuta gli consiglia di rivivere quel periodo del proprio passato per tentare di superare il blocco creativo che sta vivendo come pittore, Aleksy inizia un viaggio che lo farà confrontare con le emozioni dell’estate in cui lui e la madre arrivarono in un paesino di villeggiatura francese… Come superare la scomparsa di sua sorella? Come perdonare la madre che lo ha rifiutato? Come affrontare la malattia che la sta consumando? Questa è la storia di un’estate di riconciliazione, di tre mesi in cui madre e figlio depongono finalmente le armi, spinti dall’arrivo dell’inevitabile e dalla necessità di fare pace tra loro e con sé stessi. Tatiana Ţîbuleac mostra una grande intensità narrativa in questa storia sulle relazioni madre-figlio che unisce risentimento, impotenza e fragilità. Un romanzo forte e commovente che intreccia vita e morte in un appello all’amore e al perdono. Una delle grandi scoperte dell’attuale letteratura europea.

10° – Prima e dopo di Alba De Cespedes – @cliquot: Può arrivare, nella vita, un momento di presa di coscienza che diventa uno spartiacque definitivo fra il “prima”, l’epoca della spensierata e forse felice ingenuità, e il “dopo”, il tempo della scoperta della propria natura e della ricerca di un proprio posto nel mondo. Ma chi varca il confine è destinato a perdere per sempre quella felicità originaria, e anzi a mettere in pericolo, con il suo spirito anticonformista, quella di chi vuol continuare a recitare la parte che il fato gli ha assegnato alla nascita. Irene, giovane donna del Dopoguerra che, rifiutando l’agiatezza borghese preordinata che non lascia spazio all’autorealizzazione, insegue il sogno di una vita indipendente, comprende tutto ciò quando la sua giovane domestica Erminia decide di tornare dalla vecchia padrona, un’arida nobildonna che la tratta da sguattera ma che, così facendo, le riconosce un ruolo chiaro nella società. E da questo evento in apparenza banale Irene si rimette completamente in discussione; tutto quanto, il lavoro, i rapporti sociali, nonché la sua storia d’amore con Pietro, giunge a un punto di svolta cruciale. Pubblicato per la prima volta nel 1955 e mai più ristampato dagli anni Settanta, Prima e dopo di Alba de Céspedes è un intimo racconto su cosa significasse essere una donna intraprendente ed emancipata nell’Italia del Boom: e ciò che più colpisce è il renderci conto di come la riflessione di fondo, per quanto mutato sia il contesto, appaia ancora prepotentemente attuale.