L’anno scorso Claudio Cherin commentava su questo blog il film del 2022 Gli spiriti dell’isola con la coppia Farrell e Gleeson. Gleeson da solo è protagonista del film The Guard (2011), mentre la coppia è insieme anche In Bruges, la coscienza dell’assassino (2008).
Sono entrambi due storie tipicamente irlandesi che fanno della testardaggine e della bontà d’animo il tratto caratteriale più tipico dell’Isola Verde (o Smeralda).
The Guard è la storia di un sergente di polizia di provincia. Solitario, esperto, nichilista, viene coinvolto dagli americani del FBI nel tentativo di arresto di tre pericolosi narcotrafficanti irlandesi. Quando l’americano di colore mostra loro le fotografie segnaletiche dei trafficanti, il nostro esplode: “ma i narcotrafficanti non dovevano essere tutti neri?” e quando qualcuno gli fa notare che quella è una battuta razzista, lui risponde: “sono irlandese. il razzismo fa parte della mia cultura”.
La citazione di questa battuta credo dia bene la cifra del film che viaggia decisamente tra l’ironia, la comicità e la nostalgia per un mondo di uomini giusti che forse non c’è mai stato.
Fatto sta che alla fine The Guard/Gleeson (a proposito chi sapeva che la polizia in irlandese si chiama Garda?), dopo aver accudito alla madre malata terminale ed essersi solazzato con due giovani prostitute arrivate da Dublino vestite da poliziotte, risolve da solo il caso, perché, come fa notare all’americano che chiede rinforzi, “c’è di mezzo mezzo miliardo di dollari e quindi siamo soli” (infatti noi sapevamo che i narcotrafficanti che citano Nietsche avevano già corrotto tutta la polizia locale). Bel film, divertente, pur se insignificante, per passare un’ora e mezza senza pensare. PS: perchè i distributori italiani abbiano pensato fosse meglio titolarlo Un poliziotto da happy hour è un mistero, visto che di aperitivi nel film non se ne vede neanche l’ombra e the guard Gleeson è intrinsecamente e profondamente triste.
L’altro film è più ambizioso. Il titolo già ne chiarisce la stranezza: In Bruges, la coscienza dell’assassino, che in realtà in lingua originale è semplicemente In Bruges.
Qui la storia già parte strana: una coppia di sicari devono rifugiarsi a Bruges, dopo che uno dei due eseguendo il lavoro a Londra ha ammazzato per sbaglio anche un ragazzino.
Fatto sta che i due vengono chiusi in un alberghetto della ridente città fiamminga in attesa di istruzioni. Uno dei due, l’omicida per errore, è un simil trentenne Farrell, continuamente strattonato dal senso di colpa, ma altrettanto continuamente smaniante di vita, donne e divertimento. Bruges con la sua tranquillità di provincia lo ammorba. L’altro, Gleeson, è il suo complice, più vecchio, più posato, apparentemente non coinvolto nell’omicidio che ha causato il casino, se non per aver strappato Farrell dalla scena del crimine. Fatto sta che Gleeson è paterno, filosofico, attratto dalle bellezze storiche e architettoniche della città. Il loro rapporto, è davvero filiale più che amicale. Gleeson copre col misterioso capo le marachelle di Farrell (doveva stare in camera e invece è uscito), fin quando il capo non gli ordina di ammazzare proprio Farrell, colpevole di aver ammazzato un bambino. Gleeson non lo fa e allora deve intervenire il capo.
Non vi svelo altro, specie del finale sorprendente nella sua logica coerenza.
Il film è un piccolo capolavoro di ritmo, tenuto costante prima dall’attesa delle istruzioni e poi dalla mancata esecuzione delle stesse, con dialoghi ficcanti e precisi e sorprese ad ogni angolo del racconto. Un ritmo certo non adrenalinico, ma appunto costante, come un basso continuo di tamburi tribali.
Dicevo che è un film più ambizioso avendo a che fare con la colpa, la pena, il perdono e la possibilità di riscattarsi. Mentre The Guard va visto se non si sa come trascorrere una serata, In Bruges merita di essere visto punto, sia per la qualità della recitazione, le sorprese della trama, i dialoghi dei personaggi maggiori e minori. Merita.
Entrambi sono disponibili sulle piattaforme streaming.
ps: che attore Brendan Gleeson!!


