Marco Grando ci segnala questo romanzo di un esordiente.

A questo proposito Marco ci scrive: “Un gradevolissimo libro su liceali di Pandino in provincia di Cremona. Le scelte per il futuro, un ragazzo chiuso e una ragazza che saprà come sintonizzarsi con lui …..

“La mattina del 5 febbraio 2007 Elia grida a sua madre che la sciarpa che gli ha regalato fa schifo, e la madre di Elia muore.
Salta un giorno di scuola – il giovedì, con due ore di italiano e una di matematica – per assistere al funerale. Ha sei anni. L’unica cosa che ricorderà saranno le ghiande del cimitero di Pandino che gli scoppiavano sotto le scarpe.
Aveva detto una bugia: quella sciarpa gli piaceva.
Undici anni e qualche mese più tardi, il mento sporco di barba e il fisico irrobustito dal nuoto, Elia comincia l’ultimo anno di liceo.
L’aria della cucina puzza della carne della sera prima.
Dalla finestra entra una luce inutile, fuori frassini lucertole marciapiedi sono ancora di un unico grigio. Elia si stropiccia la faccia e guarda i resti della colazione di suo padre Carlo – una tazzina di caffè e un vasetto di yogurt vuoto.
Litiga con l’anta della credenza, quella che Carlo non si è mai deciso a riparare, tanto tra poco da qui ce ne andiamo. Anche se all’inizio gli aveva creduto, ormai ha capito che non lasceranno mai la villetta in via Quasimodo 13, e si è abituato a quel cigolio come ha fatto con le tagliate troppo al sangue che gli rimangono sullo stomaco per tutta la notte.”

Dalla presentazione dell’editore:

Di cose da offrire a un ragazzo di diciott’anni, Pandino non ne ha poi molte: novemila abitanti, quindici bar, dieci parrucchieri, cinque pizzerie d’asporto, una torre dell’Enel dove s’intrecciano i graffiti d’intere generazioni, due chiese, un santuario, neanche una libreria. Elia vive da sempre nei confini di questo perimetro: la scuola, qualche festa, il migliore amico attivista che cerca invano di scuoterlo con le sue battaglie politiche, il padre che ce la mette tutta anche se non basta mai. Quando all’improvviso fa capolino nella sua vita, Camilla può sembrare un lampo di luce, ma con lui – e con la sua apatia, con il muro che anno dopo anno ha costruito tra sé e il mondo – è tutto piú difficile. Perché dentro gli brucia un dolore incontrollabile, che pulsa sempre. Una sofferenza che sommerge ogni cosa, anche le poche a cui tiene davvero. Elia è uno che ferisce chi gli è vicino, inavvertitamente; vorrebbe aprirsi, ma non sa da dove iniziare. E Camilla, con le sue unghie smangiate, con il suo sguardo che è «come un’infezione», con la musica, con i libri, questo ghiaccio prova a scioglierlo: la fine della scuola però è dietro l’angolo, e subito dopo bisognerà inventarsi un futuro lontano da lí, perché in fondo nessuno «sprecherebbe tutta la vita in una merda di palude». Difficile, comunque, immaginare il dopo: «Metà di noi finirà in un’università olandese, l’altra metà a servire in un pub a Londra, che adesso esce pure dall’Europa… vabbè, facciamo Berlino». Samuele Cornalba ha poco piú di vent’anni e nel suo primo romanzo ha semplicemente raccontato ciò che conosce meglio: come funziona la testa di un ragazzo nato nel 2000. Ci trascina nella storia di Elia con naturalezza, a colpi di immagini poetiche e dialoghi di un’autenticità spiazzante. Basta un attimo per specchiarci tutti, giovani o meno, nella sua scrittura. Per riconoscerci.