Per la stagione di Portiamo il teatro a casa tua, ieri sera abbiamo assistito a Alfonsina con la A, l’incredibile storia di Alfonsina Strada.

Monica Faggiani, che ha scritto ed interpretato il testo, è una intensa attrice che con grande presenza scenica è riuscita a coinvolgerci nelle vicende di questa ciclista di inizio novecento.

Bolognese di nascita, Alfonsina Morini, maritata Strada, si trasferì presto a Torino dove le donne in bicicletta non erano quella enorme novità che sconvolgeva le campagne bolognesi e i piccoli centri dei dintorni.

Campionessa di livello internazionale fece scalpore quando, giunta alla maturità atletica, chiese ed ottenne di partecipare a due classiche del ciclismo maschile, il Giro di Lombardia e il Giro di Italia.

Al Giro di Italia del 1924 riuscì nell’impresa di arrivare fino al traguardo finale a Milano. Per dare una idea in quel Giro partirono in 90 corridori e arrivarono in 30. Sempre per dare idea della durezza della corsa, i chilometri percorsi in bicicletta furono 3.600 circa, che come numero di chilometri è lo stesso del Giro attuale, peccato che oggi vengano fatti in venti tappe circa e con le strade e le bicilette attuali, quello del 1924 fu fatto in dodici tappe e con strade e mezzi di allora (dalle foto le bici non avevano neanche i cambi).

Lo spettacolo è evidentemente un omaggio ad un eroina anticipatrice delle istanze femministe, istanze che nel mondo anglosassone (che Alfonsina probabilmente conobbe solo dopo aver fatto la sua sconvolgente scelte d’essere una ciclista professionista) avevano iniziato a maturare ben prima, ma che proprio a cavallo del secolo ebbero una grande risonanza.

Come dicevo Monica Faggiani si alterna nel racconto e nella interpretazione diretta di Alfonsina. In ogni caso la sua recitazione è intensa ed emotivamente coinvolgente. Non stupisce quindi che lo spettacolo sia arrivato alle molte repliche ovunque in Italia.

Dalla presentazione dello spettacolo:

Il 10 maggio del 1924, con il numero 72, Alfonsina Strada prende parte al Giro d’Italia, unica corridora in gara. Mai nessuna prima di lei e mai più nessuna dopo di lei. A tre giorni dalla partenza il suo nome compare sulla Gazzetta dello Sport come “Alfonsino Strada di Milano”, non si sa se la “a” mancante sia dovuta a un errore o a una precisa volontà.
La storia di Alfonsina Strada nata Morini, detta ‘Fonsina’, anche se oggi poco conosciuta, è una storia appassionante, poetica e struggente. E’ la storia di una donna che per tutta la vita non ha desiderato altro che pedalare e non scendere mai dalla sua bicicletta, sperando così di fuggire lontano dalla miseria delle sue origini e di superare quel limite che la società, la cultura dell’epoca e il suo essere femmina volevano imporle. Con la bicicletta Alfonsina ha imparato la disubbidienza, ha imparato a sfidare i maschi ma sui pedali mai con le mani, senza arrendersi mai. Era ‘il diavolo in gonnella’, le urlavano ‘matta’, ‘vacca’, ‘logia’, ‘non ce la farai’ ma Alfonsina sapeva bene che così facendo non parlavano di lei ma stavano solo mostrando i propri limiti. Non si sognavano minimamente di arrivare là dove lei era già arrivata da un pezzo. “Che se gli esseri umani sono addirittura arrivati sulla luna – diceva – io davvero non posso andare in bicicletta?”
La storia di una donna incredibile, femminista senza saperlo, generosa, visionaria che ha aperto un varco per l’emancipazione sportiva – e sociale – delle donne, di tante donne che sono venute dopo di lei guidate dal suo esempio e dalla sua tenacia. Dalla sua ‘tigna’ come lei stessa la definiva