Rosa Ghislandi ci segnala il romanzo della Carafa, premio Strega del 1975.

Rosa ci scrive: “E’ la voce di un giovane uomo a guidare le vicende della formazione di Pintus: studente svogliato di filosofia , più per compiacere ad un desiderio altrui che per urgenza sua. A pensione da una vecchia signora, innamorato respinto, sprezzante, dopo una crisi esistenziale viene iniziato alla psicoanalisi attraverso inquietanti manipolazioni.

Sin da piccolo Pintus ha a che fare con l’idea di follia, i tetti rossi nella sua città natale, ma quanto di questa follia ha inciso nel suo modo di essere che sfugge ad ogni inquadramento e senza amore?

Le cose a volte capitano per scelte involontarie.

Brianna Carafa scrittrice dimenticata, premio strega nel 1975, ce le fa vivere in questo suo grande romanzo

Dalla presentazione dell’editore:

«Mia madre morì alla mia nascita. Mio padre in guerra, quando avevo circa undici anni. Fui allevato da una zia che si dimostrò molto buona con me. Poi morì anche lei e, con l’incoraggiamento di un amico assai colto e intelligente, venni a Vallona per studiare filosofia.» Può davvero, la vita, ridursi a un elenco di eventi che determinano chi siamo in maniera irreversibile e del tutto involontaria?
È questa l’incessante, sottesa domanda che spinge il giovane Pintus a lasciare il mare e i “Tetti Rossi” di Oblenz per avventurarsi in una città di estranei, di desideri incerti e fuorvianti, rassicurante nella sua magnanima indifferenza. Il prezzo da pagare sarà la distruzione di tutto quanto c’era prima: affetti, illusioni, ricordi, amicizie, tutto cancellato da una necessità assoluta di autodeterminazione, di riconoscersi tra le pieghe della volontà altrui e le diversioni arbitrarie del Caso.
Pubblicato da Einaudi nel 1975, La vita involontaria si pone nel solco della migliore letteratura mitteleuropea per atmosfere, sensibilità e intenzione. Brianna Carafa rappresenta, attraverso la dissacrante e travagliata esperienza del suo giovane eroe, la perpetua lotta faustiana dell’individuo per essere autentico al di sopra di ogni legame, debolezza e convenzione sociale.