Da Rosa Ghislandi riceviamo L’isola degli alberi scomparsi della scrittrice di origine turca Eli Shafak.
A questo proposito Rosa ci scrive: “La pianta di fico e’ la protagonista di questo romanzo famigliare. Pianta che è stata la testimone a Cipro di insanabili rivalità. Un’isola divisa tra greci e turchi esuli nella loro stessa patria divisi dalla linea verde che per decenni è stata devastata da conflitti etnici.
Come un tantino di rivalità corre tra fichi e carrubi. I primi morbidi, sensuali autosufficienti i secondi cerebrali e misurabili. Ma ci sono cose che anche un confine netto non può essere fermato: le farfalle le lucertole il palloncino di un bimbo. Grazie al fico la scrittrice riesce a raccontare una storia di sradicati e ripiantati altrove. Quindi possiamo avere “patrie portatili” ovunque andiamo.”

Dalla presentazione dell’editore:
Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell’isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d’aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l’albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l’eterno conflitto dell’isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. Pulsano, in questo libro spalancato sulla distruzione e gli esili provocati dalla guerra, colori luminosi e profumi d’erbe e olive nere; il battere delle ali di uccelli di ogni piumaggio; il canto ininterrotto delle fronde di un albero, il respiro sano di un amore e quello fiero della vita.
