Da Lorenza Rappoldi riceviamo il racconto familiare di Pina Rota Fo dal titolo Il paese delle rane.
Lorenza ci scrive, nell’inviarci la sua segnalazione: “Buongiorno, prima che finisca il concorso, almeno una segnalazione. Io sono nata a Vigevano, e la Lomellina fa parte della mia storia. Proprio in libreria a Vigevano, tre anni fa, ho trovato questo libro scritto dalla madre di Dario Fo, Pina Rota Fo. Una vera storia di famiglia, semplice, dove il raccontare storie fa parte della vita. E si può ben capire come da questa Sartirana sia potuto formarsi un futuro Nobel per la letteratura.“
Mio padre era un perdapé. Perdipiedi. Così nella bassa Lomellina si chiamano i piccoli fittavoli che lavorano la terra tante ore al giorno, perfino la domenica, con tale fatica da lasciarci i piedi consumati dentro la terra.
Era ancora un ragazzino quando la sua famiglia, dalle langhe piemontesi attraversando il Po era arrivata a Sartirana.
Dalla presentazione dell’editore:
Sartirana Lomellina, Pavia. Un paese emblematico della Pianura Padana a cavallo tra Lombardia e Piemonte: cascine, risaie, pioppeti… e poi fittavoli, acquaioli, mondine e capoccia che vivono e lavorano all’ombra del castello di nobili proprietari terrieri. Accanto alla grande cascina detta Chietamai nasce e cresce Pina, l’autrice di queste pagine e madre di Dario Fo. Davanti ai suoi occhi di bambina, adolescente e giovane mamma, e attraverso il suo linguaggio naïf, vediamo scorrere piaceri e durezze della vita in campagna: dai balli nell’aia alla monta degli animali, dai rosari nelle stalle calde alle partite a carte degli uomini davanti a un fiasco di vino la domenica. Un microcosmo che però non è affatto chiuso in se stesso, ma che vive o subisce anche i grandi fatti che cambiano il volto dell’Italia durante il tempo della narrazione: dalla Prima guerra mondiale con la renitenza alla leva, le morti al fronte e l’epidemia di spagnola, all’affacciarsi delle squadracce fasciste, dalle lotte partigiane a quelle bracciantili, fino all’industrializzazione postbellica che strappa alle fatiche della terra i figli che sognano di far fortuna in fabbrica, in città. Come ricorda Silvia Ballestra nella sua prefazione, «Pina Rota Fo ci ha raccontato la vita di una famiglia contadina nella prima metà del Novecento un attimo prima dell’abbandono in massa delle campagne. Lo ha fatto con voce di donna, immortalando in una foto di gruppo gli abitanti della Chietamai. Rileggerla, o leggerla per la prima volta, è un piacere oltre che una gran bella lezione di storia».
