Da Enrica Lieta riceviamo la recensione del romanzo Prima e dopo di A. De Cespedes.

Ecco la recensione.


Sorpresa nel vedere ai primi posti nella classifica delle vendite Prima e dopo di Alba De Cespedes, mi sono subito affrettata a leggere questa autrice che è stata un modello e un riferimento per le femministe, e in generale per le donne della mia generazione. E la lettura è stata decisamente interessante perché il libro, pubblicato negli anni cinquanta, non mostra i suoi anni e riesce anzi a suscitare interrogativi e riflessioni ancora di grande attualità.

Attraverso una scrittura colta e raffinata, la Cespedes ci offre il ritratto di una donna forte e consapevole, che non esita a mettere in discussione se stessa e le proprie scelte, in un flusso continuo di ricordi e pensieri.

Irene, la protagonista, è una giornalista, ex partigiana, che ha rinunciato alle certezze del suo stato alto borghese per costruirsi una vita indipendente. Vive sola, ha delle amicizie e una relazione soddisfacente con Pietro, ma non vuole legami, vincoli che possano limitare la sua libertà.

Un fatto però, apparentemente banale come l’abbandono da parte di Erminia, la sua donna di servizio, mette in moto una serie di domande, di analisi con le quali ripercorre la sua vita, le sue scelte, la relazione con le sorelle e la madre.

I rapporti conquistati e coltivati giorno per giorno le garantiscono sì la libertà e l’indipendenza, ma, al tempo stesso, le lasciano un senso di precarietà e solitudine. “D’improvviso mi resi conto che c’erano voci, nella mia vita, più che presenze, e che, ormai, sarei rimasta priva di quel calore che sentiamo soltanto vivendo con qualcuno, e che paghiamo col fastidio della convivenza”.

Ma perché Erminia l’ha lasciata ed è tornata dalla vecchia padrona che la maltrattava, a volte addirittura la picchiava? Perché in quel caso i ruoli erano chiari, erano quelli stabiliti da sempre, senza ambiguità in un rapporto di sudditanza tra servo e padrone. Irene invece non fa la padrona, fatica a lavorare per pagarsi le bollette e deve fare tutto da sola, perché non ha “neanche un marito che pensa a lei”.

Una visione così elementare mette in crisi le certezze di Irene che si chiede perché, in nome di scelte razionali, in nome di quella dignità che ha sempre guidato la sua vita e quella dei suoi amici ha rinunciato anche alla felicità istintiva, alle piccole gioie facili.

“Riconobbi con intimo sarcasmo che la mia vita – come quella di Pietro, di Adriana, di altri amici- anziché dignitosa era mancata […], non facevamo che aspettare qualcosa, sperare nel futuro invece di godere il presente”.

La semplicità di Erminia, il suo sguardo ingenuo ma deciso costringeranno Irene a rivedere le sue scelte, riflettere sul rapporto tra passato e presente, passioni e idee, ragione e istinto. Due opposte visioni, in conflitto, possono condizionare i rapporti sociali, le relazioni amorose, le scelte di vita. E questo è il significato del titolo del libro Prima e dopo: un fatto, un amore, un incontro possono fare da spartiacque tra il prima e il dopo, tra una vita di istintiva felicità ed una di coscienziosa ragionevolezza.

Ma c’è anche il rischio di perdere di vista il sogno, l’illusione a causa di quella ‘dignità’ di cui parla Irene; bisognerebbe invece saper recuperare un po’ di leggerezza per lasciarsi vivere, senza pretendere sempre di ‘combattere’ per vivere.


Dalla presentazione dell’editore:

Può arrivare, nella vita, un momento di presa di coscienza che diventa uno spartiacque definitivo fra il “prima”, l’epoca della spensierata e forse felice ingenuità, e il “dopo”, il tempo della scoperta della propria natura e della ricerca di un proprio posto nel mondo. Ma chi varca il confine è destinato a perdere per sempre quella felicità originaria, e anzi a mettere in pericolo, con il suo spirito anticonformista, quella di chi vuol continuare a recitare la parte che il fato gli ha assegnato alla nascita. Irene, giovane donna del Dopoguerra che, rifiutando l’agiatezza borghese preordinata che non lascia spazio all’autorealizzazione, insegue il sogno di una vita indipendente, comprende tutto ciò quando la sua giovane domestica Erminia decide di tornare dalla vecchia padrona, un’arida nobildonna che la tratta da sguattera ma che, così facendo, le riconosce un ruolo chiaro nella società. E da questo evento in apparenza banale Irene si rimette completamente in discussione; tutto quanto, il lavoro, i rapporti sociali, nonché la sua storia d’amore con Pietro, giunge a un punto di svolta cruciale. Pubblicato per la prima volta nel 1955 e mai più ristampato dagli anni Settanta, Prima e dopo è un intimo racconto su cosa significasse essere una donna intraprendente ed emancipata nell’Italia del Boom: e ciò che più colpisce è il renderci conto di come la riflessione di fondo, per quanto mutato sia il contesto, appaia ancora prepotentemente attuale.