Per la sezione “libri da non leggere”, Elena&Stefy ci dicono perché La Strega di Shirley Jackson non sia piaciuta.

Ecco cosa ci scrivono Elena&Stefy:

La strega è una raccolta di quattro racconti (la strega, l’ubriaco, Charles e il dente), tre con al centro dei bambini-ragazzini con tanta “fantasia” e il quarto incentrato sul viaggio di una donna per recarsi dal dentista per farsi curare un dente dolorante.

Nonostante Shirley Jackson piaccia per la sua scrittura particolare in grado di creare atmosfere cupe e strane, a noi i suoi racconti risultano privi di senso.

In particolare, i quattro racconti sembrano essere messi a caso e sono totalmente slegati dal titolo dato alla copertina.

Sono racconti “stonati” che lasciano il lettore “vuoto” non lo arricchiscono, ma piuttosto lo portano a chiedersi cosa abbia appena letto proprio perché non si capisce il senso del racconto.

Se dobbiamo dire cosa ci rimane da ogni singolo racconto letto, è proprio nulla. Ci rimane solo il colore lilla della copertina che ci ha attratto a comprarlo.

Inoltre, ci siamo accorte di parole inglesi non tradotte in italiano. A titolo d’esempio riportiamo queste frasi che abbiamo letto: “vado subito downtown” e “biglietto al lift” che presentano parole inglesi non comuni che potevano benissimo essere tradotte senza sforzo, Si tratta di poche parole, ma sembra proprio una pigrizia di chi ha curato la traduzione.

La traduzione, a nostro avviso, è molto importante soprattutto dalle lingue germaniche/ nordiche a quelle romanze e viceversa perché si hanno strutture diverse. In questo caso si tratta di poche parole, cosa ci voleva a tradurle in italiano?

Come si può intuire, La strega di Shirley Jackson non ci ha colpito e quindi non lo consigliamo.

Dalla presentazione dell’editore:

Tre dei racconti qui riuniti hanno come protagoniste quelle creaturine infide, pericolose, enigmatiche che Shirley Jackson conosceva molto bene per aver cresciuto quattro «demoni», come chiamava – scherzosamente ma non troppo – i figli. Un bambino che, viaggiando in treno, vede streghe ovunque, e non è detto che non abbia ragione. Una ragazza che, sotto gli occhi di un presunto adulto un po’ alticcio, sfoggia un sapere e una saggezza apocalittici, mentre nella stanza accanto gli invitati a una festa sproloquiano sul futuro del mondo: «Non credo proprio che abbia molto futuro,» sentenzia con placido e inquietante distacco «almeno per com’è adesso … Se quando lei era giovane la gente si fosse spaventata davvero, oggi non saremmo messi così male». E uno scolaretto che ne combina di tutti i colori, forse invisibile ma non per questo assente, come diceva sant’Agostino dei defunti, benché il marmocchio in questione sia vivo e vegeto. Tre boîtes à surprise con le quali Shirley Jackson suscita, a partire dal candore arcano dei ragazzi, sorrisi e brividi glaciali in egual misura. Senza rinunciare a condurci, al seguito di una donna che deve farsi estrarre un molare, nel suo territorio d’elezione: quella zona d’ombra ai confini della follia dove le cose note perdono i loro connotati familiari e appaiono estranee e perturbanti, dove un luciferino sconosciuto, materializzatosi dal nulla al nostro fianco, può prenderci per mano e, in un battito di ciglia, portarci a correre sulla sabbia calda, mentre le onde «tintinnano come campanelli sulla spiaggia» e «i flauti suonano tutta la notte».