Settimana scorsa siamo andati a vedere l’ultimo film di Wenders, incuriositi dalle critiche lette che ne parlavano come di un capolavoro.

Ora una volta che ci si sia intesi sul significato e sulla portata della parola capolavoro, ci si può sbilanciare nel definirlo tale. Non c’è comunque dubbio che il film sia bellissimo.

Per la verità, è uno di quei film che in gioventù forse mi avrebbe visto deluso: dialoghi al minimo sindacale e tonnellate di inquadrature su particolari apparentemente insignificanti.

Il problema è che la somma di questi elementi, ovvero l’unione della storia di questo gentile signore, ben educato, ordinatissimo ed estremamente silenzioso (ma non muto, come all’inizio pensava mia moglie) che pulisce i cessi di Tokyo e della sua sensibilità per il creato, ecco questa unione dà luogo ad un film poetico, commovente e coinvolgente.

I Perfect Days, sembra volerci dire Wenders, sono quelli in cui ciascuno di noi fa il proprio dovete con grande scrupolo e dedizione, attenti a tutto quanto ci capita intorno. Che poi la condizione umana stia al limite tra la serenità e lo sconforto sta nel lungo primo piano finale.

Un inno alla cultura giapponese, quindi, allo zen, all’attimo da gustare, ma anche proprio all’organizzazione sociale di quella terra, con i suoi bagni pubblici e i suoi cessi di grande pulizia e dalle architetture sofisticate.

Della storia non dirò. Dirò solo che al termine del racconto la personalità e la storia del protagonista ne escono ben definiti, chiari, nonostante apparentemente si sia detto poco.

In sintesi, quindi, il film vale assolutamente il biglietto.

ps: leggo su internet che il film è stato finanziato anche dall’imprenditore Kōji Yanai, che ha proposto e realizzato, per filantropia (da quel che si capisce) il progetto The Tokyo Toilet, ovvero il rifacimento di 17 bagni pubblici nella città di Shibuya. I vari progetti sono stati commissionati a vari architetti di chiara fama. Al termine della prima tranche di lavori e alla conseguente apertura dei nuovi bagni è stato dato incarico a Wenders di filmare un documentario che esaltasse quelle realizzazioni. Da qui è nata l’idea di questo film. Il genio trova sempre la propria strada.