Da Roberto Cornetta riceviamo B. Bryson, Vestivamo da Superman.

A questo proposito Roberto ci scrive: “Si ride dall’inizio alla fine di questa storia dello sviluppo industriale dell’America, dopo la seconda guerra mondiale, raccontata da Bill Bryson, un bambino di Des Moines, nelle grandi pianure del Midwest. Una storia di un’America felice, innocente ed inconsapevole. È un luogo privilegiato per descrivere con raffinato umorismo una nazione che è diventata più ricca e potente, dopo la seconda guerra mondiale. Il piccolo Bill e’ trascinato nelle ossessioni dei comunisti e della bomba atomica, delle luccicanti lavatrici e della televisione. Un mondo dove si coltivano sogni e li si vivono come nei film di fantascienza così cari al piccolo Bill Bryson. Ora autore affermato e giornalista del the New Yorker.

Dalla presentazione dell’editore:

Cosa significava crescere nell’America degli anni Cinquanta? A raccontarcelo è Bill Bryson che col suo tono scanzonato ha il dono di saper trasformare un’infanzia felicemente normale in un percorso di formazione irto di ostacoli tragici e spassosi. Così, la tranquilla cittadina di Des Moines, persa nelle grandi pianure del Midwest, dove è cresciuto l’autore, diventa l’osservatorio privilegiato per raccontare l’involontario umorismo di un’America felice e poco consapevole, che vive nell’ossessione dei comunisti e della bomba H, e che sembra crogiolarsi nell’ingenua convinzione che il futuro a portata di mano sarà strabiliante e colorato come in uno dei film di fantascienza di cui il giovane Bryson è appassionato spettatore. MacCarthy e i fumetti, le fiere di paese e Disneyland, i primi cibi precotti e le esplosioni nucleari appena fuori Las Vegas: un catalogo di eventi e ricordi che ricostruisce la stagione in cui il mondo coltivava ancora dei sogni.