Da Stefano Piantini riceviamo P. Klay, La buona guerra.
Stefano ci scrive: “Segnalo “La buona guerra” di Phil Klay, Einaudi, 2023. Le storie intrecciate di Lisette, di ritorno dalla Kabul degli attentati – che cerca una guerra giusta (sempre che ne esistano) e parte per la Colombia delle Farc, durante la guerra ai Narcos – di Abelito – un ragazzino cui i guerriglieri hanno sterminato la famiglia e distrutto la casupola, che diventa Killer, Cocalero, Guerrigliero e oltre – e di Valencia – figlia di un ufficiale delle Forze Speciali Colombiane. Il tutto in una Colombia dove ogni cosa si confonde, Narcos che diventano Guerriglieri e viceversa, Farc che rapinano e uccidono, a volte per l’esercito colombiano, a volte per i Narcos, a volte per loro stessi. CIA, bande di strada e Marines americani che spargono defoliante sui campi di Coca e fanno assassinare Nacos dai droni o dai Contractors. Esercito e Polizia collusi e corrotti. Un libro strepitoso. Klay, ex ufficiale dei Marines, ora scrive e insegna scrittura creativa alla Fairfield University.“
Dalla presentazione dell’editore:
Ci sono una gallina gringa e un maiale colombiano. La prima propone al secondo di entrare in affari e vendere sand-wich: basta che ciascuno fornisca la metà degli ingredienti. «Io metterò le uova», dice la gallina gringa. «E io?», chiede il maiale colombiano. «Tu, mio caro, metterai il bacon». Gira questa storiella negli ambienti intellettuali di sinistra della Colombia. A Juan Pablo, che lavora nell’esercito come un tempo suo padre, non fa ridere. Perché sa che c’è qualcosa di vero. La realtà, però, è complessa, e quella del suo tormentato paese ancora di piú. Per lui, chi vive in mezzo alla violenza vuole una cosa sola: ordine. Lisette, una giornalista americana cresciuta tra le dolci colline della Pennsylvania e appena rientrata esausta dall’Afghanistan, vuole invece una «buona guerra» e va a cercarla proprio in Colombia. In Colombia è andato anche Mason, sottufficiale di collegamento delle Special Forces che ha cominciato la carriera militare in Iraq e che, dopo essere diventato padre, ha capito di averne abbastanza di carri armati e ordigni esplosivi. Abel, che in Colombia è nato, al contrario non ha avuto scelta. E nemmeno la sua famiglia, finita nel tritacarne delle lotte tra guerrilleros, paras e narcos che seminano sangue e terrore in ogni angolo della giungla. Dopo Fine missione, raccolta di racconti frutto dell’esperienza come marine in Iraq, Phil Klay torna a parlare di guerra, ma stavolta allarga l’inquadratura includendo anche Afghanistan, Colombia e Yemen. È una scelta letteraria, ma la globalizzazione bellica non è fiction: le forze all’opera da una parte trafficano intanto anche da un’altra; i soldati e i mercenari un giorno utili qua il giorno dopo servono là; e ogni bomba che cade ha dietro una sofisticatissima tecnologia messa a punto in lindi laboratori sparsi per mezzo mondo. Connessi in una macchina mostruosa, i personaggi di Klay, nel silenzio che segue scoppi e fanfare, si ritrovano soli di fronte al tribunale della loro coscienza.

