Dall’amico Ramsis Bentivoglio rubo queste righe sul recente film di Bellocchio, Rapito.
PAPA RAPITORE DI EBREI.
Questo film italiano, di Bellocchio, racconta una terribile storia italiana di metà 800.
All’epoca delle guerre per l’indipendenza italiana dal giogo austriaco ed ecclesiastico, nel 1858 Pio IX cercava ancora di mantenere il suo potere, con tutti i mezzi possibili, scomuniche comprese.
In Vaticano, per salvarli dal limbo e dalla dannazione eterna (!), il Papa aveva rapito e radunato diversi bambini ebrei per convertirli al cristianesimo e renderli “soldati in Cristo”.
Il film segue la vicenda di Edgardo Mortara, figlio di ebrei bolognesi. Con l’inganno, la Santa Inquisizione romagnola, nella persona di padre Feletti, magistralmente interpretato da un grande Gifuni, rapisce il piccolo e lo porta a Roma. Nulla serve l’indignazione italiana ed europea, anche della sponda cattolica. Il Papa è irremovibile.
Il ragazzo è tenuto in Vaticano con l’inganno. Se farà il bravo lo riconsegneranno alla famiglia entro un anno, gli viene detto. Ciò non accadrà mai, nonostante vari tentativi della famiglia di prelevarlo, anche con la forza.
Nemmeno la breccia di porta Pia e la fine del papato di Pio IX cambieranno le cose.
Il ragazzo sarà ordinato prete e morirà tale nel 1940.
Una storia pietosa e al tempo stesso assurda e fuori dal tempo. Il film vuole accendere una forte critica al potere temporale della Chiesa attraverso la rievocazione storica di quegli eventi. Ma oggi non è più così. Oggi la Chiesa ha ben altri problemi, forse ancora più gravi. Inutile citarli qui.
Bellocchio tenta di fare un film politico, come al solito, ma qui l’invettiva riesce solo a metà. l’Italia di quegli anni è davvero ben diversa da quella attuale, nel bene e nel male.
Dal punto di vista tecnico ha delle pecche. Salvo la fotografia e la recitazione di qualche attore, Gifuni, Timi e Pierobon, il film pecca di lunghezza – 134′ sono davvero troppi -, formalismo e staticità.
Alcuni tagli sono troppo repentini e gli attori secondari deludenti. Inoltre, le scene che vorrebbero essere drammatiche, tipo quella del rapimento, sono confusionarie e ridicole. Un 6 per l’interesse storico della vicenda, ma niente di più.
