Riceviamo da Roberto Cornetta la recensione di I. Brodskij, Fondamenta degli incurabili. Eccola.


Brodskij, o Brodsky, come viene anche scritto, e’ un eroe intellettuale, un giornalista, scrittore, poeta, professore, un fotografo, un pittore e qui ci rivela il particolare rapporto con Venezia.

Non descrive Venezia in fondamenta degli incurabili, ma racconta la sua interazione con la città.

Vivere una città sino al punto da lasciarsi travolgere dalla magica impersonificazione dell’uomo nel suo ambiente, è un esercizio che soltanto la profondità dell’anima, e lo sguardo vivo e disincantato possono gratificare chi guarda e respira la sua Venezia.

I colori del mare di Venezia e le cromie delle calli e dei palazzi così cangianti. Dove come scrive l’autore “l’occhio precede la penna”

Sono le strade fatte di acqua il cui colore cambia in continuazione durante la giornata. Durante le stagioni.

I colori fluttuanti in movimento, il desiderio di ciascun turista di acquistare una scialle, un cappello, una cravatta a fantasia: qualcosa di cui adornarsi per mantenere quella centralità dell’individuo, che a Venezia svanisce tanto siamo sovrastati dalla città.

Sino a mascherarsi. Il bisogno di farsi vedere perché “qui l’occhio nuota davvero: guazza, guizza, oscilla, si tuffa, si arrotola”. Ci si aggira tra calli tortuose senza l’idea di una meta con l’unico confine che e’ l’acqua, secondo una inversione di prospettiva dove e’ l’acqua a fare da confine e non la terra e si avanza “senza capire se insegui uno scopo o fuggi da te stesso”

Un libro breve, un racconto di una interazione psicologica tra l’uomo e la città. Dove l’uomo serve la città e la sua bellezza e non il suo contrario.

Dalla presentazione dell’editore:

«Il pizzo verticale delle facciate veneziane è il più bel disegno che il tempo-alias-acqua abbia lasciato sulla terraferma, in qualsiasi parte del globo». Parlare di Venezia significa parlare di tutto – e in particolare della letteratura, del tempo, della forma, dell’occhio che la guarda. Così è per Brodskij in senso pienamente letterale. Questa divagazione su una città si spinge nelle profondità della memoria del pianeta, sino alla nascita della vita dalle acque, da una parte, e, dall’altra, nei meandri della memoria dello scrittore, intrecciando alla riflessione le apparizioni nel ricordo di certi momenti, di certi fatti che per lui avvennero a Venezia. C’è qui, come sempre in Brodskij, l’immediatezza della percezione e il gioco fulmineo che la traspone su un piano metafisico. E, per il lettore, quella percezione, quel contrappunto di immagini e pensieri intriderà d’ora in poi il nome stesso di Venezia.