Da Claudio Cherin riceviamo la recensione di A.B. Yehoshua, Ritorno dall’India.


S’intitola Ritorno dall’India ed è uno dei migliori libri dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua scomparso un anno fa a ottantacinque anni.
Il romanzo si apre: il professor Hishin, esperto chirurgo, è in sala operatoria e sta completando un intervento su una paziente. Accanto a lui l’anestesista, le infermiere, i suoi due assistenti. Tra di loro c’è anche l’ambizioso Benji Rubin, che si domanda perché mai Hishin voglia suturare l’addome della paziente e non lasciare questa incombenza a lui per fargli fare pratica.

Qualcosa però lo interrompe: il direttore amministrativo, Lazar, ha bisogno di parlare con Hishin. Con un gesto di disappunto Hishin lascia il lavoro da completare a Vardi, l’altro assistente, rivale di Rubin.

Rubin è deluso, sconfortato e furioso: quella scelta è la prova che, quando il loro periodo di prova terminerà, sarà Vardi a essere scelto per restare in Chirurgia. A lui, invece, toccherà a «vagare per altri ospedali alla ricerca di un lavoro». A scuoterlo dai suoi tristi pensieri è una giovane infermiera, che gli comunica che è atteso anche lui nell’ufficio del direttore amministrativo.

Rincuorato, Rubin attraversa l’ospedale con ancora indosso il camice sporco di sangue, la mascherina che gli pende al collo, il capo coperto, le soprascarpe di nylon sulle scarpe.

Il chirurgo e il direttore lo attendono sorridenti, non per parlargli del suo futuro all’ospedale, come Rubin sperava. Vogliono affidare al giovane assistente una missione: accompagnare Lazar in India per assistere e riportare in Israele la figlia del direttore, in India da sei mesi, che purtroppo si è ammalata di epatite B acuta.

Rubin è deluso: non ha nessuna voglia di viaggiare con il direttore dell’ospedale in un posto sperduto. In un momento importante per la sua carriera ospedaliera. Hishin, una volta usciti dall’ufficio di Lazar, gli fa capire quale opportunità sia per lui. Deve accettare, non solo per un viaggio in sé – un viaggio per altro gratuito – in un posto in cui chissà quando avrà occasione di tornare, ma per l’occasione unica: di istaurare con Lazar un rapporto di confidenza, che potrà tornare utile al ritorno a Tel Aviv, per ottenere un posto in ospedale.

Rubin torna a casa, pensa molto alla proposta e nel pomeriggio prende la decisione di rifiutare. È, infatti, convinto che Hishin abbia suggerito il suo nome solo per sbarazzarsi di un assistente scomodo, come lui, senza nemmeno aspettare la fine dell’anno di prova.

Così quella stessa sera sale in moto e si reca all’appartamento di Lazar, determinato a declinare – con più gentilezza e tatto possibili che conosce – la proposta del direttore. Ma, una volta accolto in casa, capisce che gli sarà difficile declinare l’offerta. Lazar è euforico per la partenza, e vede nella venuta del giovane un interesse per la sua offerta. È proprio allora che conosce la moglie di Lazar, Dori, una signora sovrappeso con gli occhiali, sulla cinquantina.

I coniugi lo tempestano di domande e Benji Rubin capisce che non si può tirare indietro. E nello sguardo della donna avverte qualcosa che non ha mai percepito prima.

Il cambiamento avverrà in Benji Rubin in India. Un’India che Yehoshua descrive come cupa, a tratti famelica, oscura e cupa e molto lontana dal modo di pensarla occidentale. Il cambiamento avverrà sì in India, ma grazie alla vicinanza di Dori, donna non particolarmente bella, dai modi bruschi, che però rivela una sessualità rapace e materna al tempo stesso.

Quando tornano in Israele, i protagonisti di questo improbabile triangolo ‒ formato da Lazar, Dori e Benji ‒ cercano di tornare alla normalità. Ma qualcosa glielo impedisce. Qualcosa ha toccato nel profondo le loro vite e non riescono a ritornare alla vita prima del viaggio.

Benji finisce per sposare una hippie con la mania dell’India, fa una figlia da lei, senza dimenticare Dori. Quando Lazar muore in sala operatoria, per l’inserimento di bypass al cuore, che gli avrebbe salvato la vita, Rubin non può fare a meno di pensare che questa sia un’occasione per ritornare da Dori. Ma la relazione con la donna non lo porta alla gioia che tanto aveva immaginato.

Ritorno dall’India è un romanzo dalla scrittura poderosa e complessa, che forse qualcuno può trovare non sempre carica di tensione. Ogni parola è necessaria per raccontare un amore così: soffocante e dolente. Destinato a lacerare e non a quietare un cuore. Sembra che all’inizio Yehoshua avesse previsto che Benji Rubin, alla fine, si sarebbe suicidato, come se fosse un eroe tragico dell’Ottocento o un personaggio russo dell’Ottocento. Ma durante la stesura del romanzo ‘il personaggio’ si è rifiutato di morire, e ha ‘virato’ verso la vita e ha vinto. Come se nell’identità del personaggio non avesse sufficienti elementi distruttivi per rendere credibile un suicidio.

Questo perché Benji è, sì, un giovane uomo fragile. Ma consapevole delle passioni, dei rischi e con una forte razionalità a fermarlo. Così lo scrittore israeliano in Ritorno dall’India non si limita a raccontare di un amore asimmetrico e doloroso, con la sua abituale ironia e l’incedere elegante che lo ha sempre contraddistinto. L’intento dell’autore è quello di dimostrare come le passioni siano una cosa che sfugge al controllo degli stessi uomini. E non sembra far altro che sorridere nel loro incaponirsi, nel volerle dominare. No, le passioni sono un mare sul quale si trovano gli uomini, e alle quali ci si deve arrendere. Anche quando queste si esauriscono. O semplicemente sbiadiscono.

Dalla presentazione dell’editore:

Per il giovane medico israeliano Benji Rubin, il viaggio in India con il direttore amministrativo del suo ospedale e con la moglie di lui, rappresenta un’occasione che forse aprirà nuove strade alla sua carriera di aspirante chirurgo. Ma dall’India Benji torna con un amore impossibile che sconvolgerà la sua vita: quello per una donna appena piú giovane di sua madre, sposata, neppure troppo avvenente, la cui unica virtú sembra essere un enigmatico sorriso.
All’inizio il giovane medico pare innamorato, piú che di una donna in carne e ossa, del mistero di quell’amore.
Quello che lo attende è un lungo viaggio nella geografia di sentimenti e passioni che sembrano sfuggire a ogni ragionevole tentativo di interpretazione.