Col mese di settembre chiudiamo le votazioni per determinare chi sarà il lettore o la lettrice della sesta edizione di Prima i Lettori.

Ricordo che per votare basta cliccare qui oppure usare l’app che appare sulla parte destra del sito.

Queste alcune delle citazioni in concorso:

Da Gabriella Ventura riceviamo M. Covacich, Trieste sottosopra, Laterza.

“..Il maestro Eugenio era un omino pieno di peli e capelli rossi con un carisma annichilente. Anche quando avevi i tuoi bravi tredici-quattordici anni e lo superavi di una buona spanna, non avresti mai osato contraddirlo, meno che meno reagire alle sue mosse cinesi. Per dividerci durante una zuffa, il piccolo maestro Eugenio ci afferrava all’attaccatura delle basette e poi ci teneva sospesi come due tonni – lui le braccia tese verso l’alto, noi in punta di piedi col collo torto – finché non finiva la ramanzina. …”

Da Marco Grando riceviamo Parlarne tra amici di Sally Rooney:

“…Io e Bobbi abbiamo incontrato Melissa per la prima volta a una serata di poesie in città dove ci esibivamo insieme. Melissa ci ha fotografate all’uscita, con Bobbi che fumava e io che mi tenevo impacciata il polso sinistro con la mano destra, come se temessi che se ne andasse per conto suo, il polso. Melissa usava una grossa macchina fotografica professionale e aveva vari obiettivi in un’apposita borsa. Chiacchierava e fumava e intanto scattava foto. Ha parlato della nostra performance e noi del suo lavoro, nel quale ci eravamo imbattute su internet. Verso mezzanotte il bar ha chiuso. Stava iniziando a piovere, e Melissa ci ha detto che se ci andava potevamo bere una cosa da lei.
Siamo salite tutte e tre su un taxi e abbiamo trafficato per allacciarci le cinture. Bobbi stava seduta in mezzo e aveva la testa girata per parlare con Melissa, per cui potevo vederle il collo e le piccole orecchie a cucchiaino. Melissa ha dato al tassista un indirizzo a Monkstown e io mi sono messa a guardare fuori dal finestrino. Alla radio una voce ha detto: ottanta… pop… classici. Poi è partito un jingle. Ero eccitata, pronta a raccogliere la sfida di una visita a casa di estranei, già impegnata a elaborare complimenti e certe espressioni del viso per apparire interessante. …”

Da Stella Minutoli riceviamo L. Squillante, Anapurna, Delos Digital.

“..Di quanto in quel momento fossi sereno, riempito dai paesaggi e dagli spiriti degli dei-montagna. Di quanto amassi la doppia natura di questo trekking: un cammino tra un mondo inumano, fatto di silenzio, cielo e terra, e allo stesso tempo un percorso in un mondo culturale, fatto di tradizioni millenarie, di Tibet e buddismo, e di incontri nelle locande, e di storie di umanitá che da ogni parte della Terra is ritrova al freddo in una dining room a bere masala tea e a raccontarsi i motivi del proprio viaggio. …”

Da Lorenza Rappoldi riceviamo un racconto di Zelda Fitzgerald compreso in Lembi di Paradiso di Francis Scott e Zelda Fitzgerald

“La cittadina è sperduta accanto a un fiume ampio, fulvo, turbinoso, che scorre tra alti argini di argilla rossa a ciascun lato. Alberi fitti si chinano sulla schiuma rossiccia lungo le rive, e ombre giacciono lunghe e sonnacchiose sotto i festoni del muschio della Florida, ove sfreccianti insetti dal duro guscio cadono dai rami.”

Da Marco Grando riceviamo M. De Kerangal, Corniche Kennedy, Feltrinelli.

“…. Gli stronzetti della corniche. La banda. Non c’è altro nome per loro. Corpi acerbi, età dilatata fra i tredici e i diciassette, un’età sola, la stessa, quella della conquista, quella in cui fuggi dai baci della mamma, sputi nel piatto dove mangi, diserti la casa. Nessuno sa come quella piattaforma ingrata, nuda, il palmo di una mano, sia divenuta il loro crocevia, il punto magico dove si riuniscono ed enunciano il mondo, né come l’abbiano trovata, scelta fra tutte, e ne siano diventati i padroni; e nessuno sa perché ci ritornino tutti i giorni e vi piombino, ansimanti, lerci e assetati, l’esuberanza della giovinezza che straripa da ogni gesto, vi precipitino come cacciati da ogni parte, respinti, feriti, l’ultima cazzata stampata in faccia come un trofeo….”

Da Paolo Coletti riceviamo M.Vargas Llosa, Crocevia.

“…Chabela aveva chiamato il marito. Luciano, sempre molto comprensivo, le aveva detto che andava bene, che si sarebbe occupato lui di far uscire le bambine puntuali per prendere lo scuolabus. Chabela doveva rimanere senz’altro da Marisa, era meglio che farsi arrestare da una pattuglia per non aver rispettato il coprifuoco. Maledetto coprifuoco. Ma, certo, il terrorismo era peggio. …”